La trama
Fúsi a 43 anni vive ancora la madre e lavora come addetto ai bagagli in un aeroporto.
Corpulento e introverso non ha mai avuto una fidanzata e subisce senza reagire i pesanti scherzi dei colleghi.
L'attuale compagno della madre per il suo compleanno gli regala un cappello da cowboy e l'iscrizione a un corso di ballo country. Fúsi è estremamente restio alla partecipazione ma l'incontro con Sjofn, una delle corsiste, lo spinge a provare.
Fúsi è altruista come alcuni personaggi di un cinema (quello di Kaurismaki) che con questo condivide la latitudine anche se Kári batte altre piste. Come quelle immense dell'aeroporto in cui agisce un uomo che ha sempre visto partire gli altri rimanendo sempre a terra con un bagaglio da portare molto più pesante di quelli che carica e scarica. C'è una battaglia che combatte fin nei minimi dettagli su un plastico che si è costruito in casa (quella di El Alamein) per dimenticare le sconfitte che il quotidiano gli impone. Fino a quando intravvede una opzione diversa che gli permetta finalmente di crescere senza annullare la parte bambina di sé che una piccola del condominio, sola come lui, sente affine ma che gli adulti vedono come un pericolo. Tra un uso, per lui inusuale, della fiamma ossidrica e una riparazione d'auto per qualcuno che amico non era e non potrà essere, si colloca una presenza nuova: quella di Sjofn.
Con il suo ingresso si misura l'abilità di sceneggiatore di un regista che sa cesellare i propri personaggi non cadendo mai nel facile romanticismo. Sjofn è una donna vera, con la sua tenerezza, le sue aperture, i suoi segreti e i suoi timori. Fúsi con lei impara a vivere in modo nuovo. Il che non significa che tutto sia facile: chi ti aiuta a liberarti può non essere necessariamente libero a sua volta ma questo non deve necessariamente volgersi in negativo. Da ingombranti come ci si sentiva prima ci si può trasformare in imponenti senza aver perso un etto ma avendo colto il valore di un'opportunità

 Il regista
Dagur Kàri si laurea alla National Film School of Denmark nel 1999 con il film Lost Weekend che vincerà 11 premi internazionali a Brest, Angers, Poitiers, Monaco e Tel Aviv. Nói Albinoi è il suo primo lungometraggio. Dagur Kari lavora anche come musicista nella band Slowblow con cui ha realizzato due album e composto la colonna sonora di Nói Albinoi. Al momento sta girando un film Dogma.

Il trailer
https://www.youtube.com/watch?v=xEzX0CD3kvQ


Scheda film

Data di uscita
2016
Paese
Islanda, Danimarca
Regia
Dagur Kàri
Sceneggiatura
Dagur Kàri
Fotografia
Rasmus Videbaek
Interpreti
Gunnar Jónsson, Ilmur Kristjánsdóttir, Sigurjón Kjartansson, Franziska Una Dagsdóttir, Margrét Helga Jóhannsdóttir, Arnar Jónsson.
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