Siamo nella cmapagna friulana ed è estate. Giacomo, 18 anni, rimasto sordo da piccolo, e la sua amica d'infanzia, Stefania, 16 anni, vanno al fiume per un pic-nic. Come in una fiaba incantata i due ragazzi si perdono per poi ritrovarsi in un posto paradisiaco, soli e liberi, durante un pomeriggio che sembra durare tutta un'estate. Un apprendistato dei sensi: non ci si tocca, eppure si è tutti pelle, respiro e soffio. La sensualità accompagna i giochi da bambini, finchè Stefania e Giacomo non sentono che l'avventura che hanno appena vissuto, non è altro che un ricordo dolceamaro di un tempo perduto.
Una storia d'amore e d'iniziazione alla vita adulta, dove il presente si mescola al ricordo e il passato risorge con chiarezza e insieme allo stupore della prima volta. I ricordi non sono solo ciò che ciascuno porta con sè e che improvvisamente ritrova, "sono anche vere e proprie scoperte. Bisogna sapere che noi non vediamo mai le cose la prima volta, ma sempre la seconda. Allora le scopriamo e insieme le ricordiamo" (Cesare Pavere in "Stato di Grazia", in Ferie d'agosto, 1946).
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