Di fronte ad una casa c’è un enorme carro armato; un ragazzo esce per buttare la spazzatura. Il cannone lo segue in tutti i suoi minimi spostamenti; il ragazzo fa finta di nulla e risponde come se niente fosse al cellulare. Una riflessione in quattro parti sulla storia degli arabi palestinesi a partire dal 1948, anno della proclamazione dello Stato di Israele, sino ad oggi. Viene raccontata attraverso episodi comici o tragici della vita di tutti i giorni ed è ispirata ai racconti del padre del regista, alle lettere della madre e ai ricordi del regista stesso. È il ritratto di un popolo che ormai convive con l’orrore, ma che va avanti con la propria quotidianità.  "Il tempo che ci rimane" è folgorante fin dall'incipit, un claustrofobico viaggio in taxi nella Terra Santa sotto un diluvio biblico e nell'accecante oscurità della notte, con il protagonista che fa capolino,  mentre il conducente ebreo testimonia (anche) il proprio disorientamento nei confronti di un paese divenuto irriconoscibile. La pellicola si riavvolge poi nel tempo, soffermandosi su quattro date dal 1948 ad oggi cui corrispondono quattro episodi significativi della vita pubblica dei Territori e privata dei personaggi. Per tutto il film, c'è il coraggio di una partigianeria schietta, che ancor più dei grandi crimini dello Stato ebraico ne stigmatizza le piccole, continue provocazioni quotidiane che logorano i palestinesi fino a indurli alla follia o al pensiero del suicidio. Il tempo che ci rimane trasforma la frustrazione e la rabbia in un discorso cinematografico.

Scheda film

Data di uscita
12 agosto 2009
Paese
UK, Italy, Belgium, France, Palestine
Regia
Elia Suleiman
Sceneggiatura
Elia Suleiman
Fotografia
Marc-André Batigne
Interpreti
Ali Suliman, Saleh Bakri, Elia Suleiman
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