#Focus – Above and Below

Ecco alcune recensioni relative al film:


"A volte, non esiste un piano B", dice Dave, un senzatetto che vive in un territorio senza nome degli Stati Uniti sudoccidentali e si aggira nelle pianure desertiche. Descrive in modo approssimativo i cinque temi centrali di Above and Below, ognuno dei quali si guadagna una vita fuori dalla norma, sia in terre desertiche senza nome che in uno dei tunnel di drenaggio di Las Vegas. Lo sceneggiatore e regista Nicolas Steiner non ha messo in evidenza nessuna di queste informazioni all’interno del documentario, nessuna introduzione di figure, luoghi o anche un tema generale, dichiarato, in modo che il film accumuli dettagli solo nella misura in cui ogni partecipante divulga informazioni sulla propria vita.
Steiner non forza mai il contesto, quasi nella misura in cui il procedimento rischia di diventare incoerente, almeno in un senso convenzionale. La sensibile sintonia del film con la pervasività di un'esistenza umana in rete, basata su uno scambio di capitale e di posizione sociale, non riceve mai un vero e proprio portavoce; non c'è un discorso che racchiuda una tale prospettiva. Tuttavia, il messaggio viene percepito man mano che si va avanti con il film.
Sopra e sotto salta da una posizione all'altra, senza un chiaro orientamento spaziale di alcun tipo. Così, una scena di Dave che lamenta la mancanza di energia solare taglia direttamente a Cindy, che è in procinto di trascinare un divano attraverso i tunnel di drenaggio di Las Vegas, dove lei e suo marito, Rick, accumulano mobili abbandonati per costruire la loro casa. L'argomento finale è Lalo, un altro abitante del tunnel che apre il film con una canzone, mentre punta la torcia nella distanza oscurata e ribadisce che non c'è "niente, niente, niente lì".


“Above and Below, “sopra e sotto”. Non poteva scegliere titolo più evocativo e allo stesso tempo cronachistico Nicolas Steiner, poco più che trentenne e già tra i nomi di maggior rilievo per quel che concerne il panorama europeo dedito al documentario, per utilizzare un termine sempre più inadeguato; bastano i primissimi istanti del film, utilizzato da Steiner come lavoro di diploma, per rendersi conto del lavoro di continua contrapposizione che lo contraddistinguerà.
Le fogne di Las Vegas, ultra-mondo terreno, fetido ricettacolo delle impurità e dei detriti della società umana, si contrappongono a quel movimento a salire che la videocamera fa utilizzando i binari. In una tensione crescente e sempre continua, Above and Below tenta, prima ancora di ricucire i pezzi di un’umanità sbrindellata, di trovare il punto di contatto tra lo sguardo proteso al cielo e la necessità di sentirsi coperti, protetti, nascosti al mondo. Per mettere in immagini questa sfida Steiner si reca nel luogo della Terra in cui la lotta tra luce e tenebra, aperto e chiuso, tomba e cielo appare più evidente, quotidiana, quasi inevitabile: gli Stati Uniti d’America.
Above and Below è un viaggio nella giostra di un paese quasi extraterrestre, in cui la città dorata, quella dei casinò e delle mille luci, è vista attraverso la lente deformata e deformante di persone che hanno deciso di vivere nei canali; una vita nell’al-di-sotto, invisibile alla maggior parte della gente, cripta ai limiti del sopportabile in cui una salsiccia viene riscaldata sulla fiamma ossidrica; c’è poi chi è fuggito dalla società, rifugiandosi in un relitto abbandonato della stessa (anche un bunker dell’esercito, sperduto nel nulla del deserto, può diventare una casa), e infine chi studia le possibilità di abbandonare davvero tutto, persino la stratosfera, per abitare altrove, magari su Marte.
C’è vita su Marte? si chiedeva David Bowie più di quaranta anni fa; chissà, quel che è certo è che c’è ancora vita sulla Terra, anche se a tratti sembra sempre più paradossale e bizzarra. Nel suo viaggio alle radici del senso dell’umano Steiner si proietta in direzione dello sguardo apocalittico (e mai integrato) di Werner Herzog, in particolar modo per il modo in cui decide di sondare e riprendere l’universo statunitense.
Gli Stati Uniti, corpo espanso ed estendibile che pulsa di un respiro unico, elettrico lampo di moderno in un paesaggio antichissimo, che nasconde vestigia millenarie sotto un cumulo di plastica, stanno diventando sempre di più l’obiettivo dell’occhio occidentale. Lo dimostrano i già citati lavori di Herzog (da How Much Wood Would a Woodchuck Chuck a Into the Abyss), ma anche i nostrani Gianfranco Rosi con Below Sea Level, Roberto Minervini con la “trilogia texana” e Louisiana (The Other Side) e Stefano Galli con Lamerica.
Si inserisce dunque in questo solco anche Above and Below: lo sguardo di Steiner, indagatore e a tratti attonito ma anche complice, con una prammatica da vero e proprio metteur en scéne, si muove tra le vite dei suoi cinque personaggi dimostrando una capacità non indifferente di maneggiare il materiale a disposizione. Attraverso un acuto lavoro di montaggio, che sfonda in maniera pressoché continua i confini del cinema documentario, Steiner rappresenta in Above and Below un magma umano multiforme e fantasmagorico, eppure allo stesso tempo ancorato tutt’ora alla terra, al materico. In definitiva, all’umano. Dominato da un occhio scientifico e al contempo umanistico, Above and Below sfrutta i continui contrasti per completare, tassello dopo tassello, un vero e proprio mosaico del rapporto tra l’uomo e la natura in cui si trova, o che elegge a propria dimora. Esiste una memoria condivisa, che ci si infogni sotto il manto stradale o si protenda lo sguardo verso un altro pianeta: una memoria di dolore, gioia, speranze e delusioni. Una memoria di vita. Steiner la ricorda, e la racconta. Sopra e sotto, per ritrovarsi forse sempre nel mezzo.”

“Questo non-documentario si svolge ai margini e fuori dalla società americana. Racconta le storie di April, Dave, Cindy, Rick e un uomo che si definisce "il Padrino". Da una coppia che raschia nelle profondità dei canali di alluvione situati sotto Sin City, a un uomo che vive in un bunker militare bonificato nel mezzo del polveroso deserto della California.
Questo eterogeneo gruppo di persone è stato gettato in circostanze molto difficili, ma forse è proprio questo che li fa sentire vivi. Attraverso il dolore e le risate, il film ci trasporta in un mondo sconosciuto, i cui abitanti si rivelano essere anime non dissimili dalla nostra.”

In conclusione, un’interessante intervista al regista Nicolas Steiner:
https://www.youtube.com/watch?v=RQLnef42N_M

Fonti dell'articolo : Quinlan.it, Slantmagazine.it, Rottentomatoes.com
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