Nel 1965, con un colpo di stato, l'esercito depone il governo indonesiano. In meno di un anno, chiunque si oppone alla dittatura militare viene accusato di comunismo e trucidato con l'appoggio della Gioventù di Pancasila. Appartenenti ai sindacati e alla minoranza etnica cinese, contadini privati della propria terra e intellettuali, sono giustiziati dai paramilitari e da piccoli fuorilegge dediti al bagarinaggio di biglietti del cinema. Gli assassini di ieri oggi sono uomini benestanti che hanno accettato di ricreare le scene delle loro torture e esecuzioni, adattandole ai generi cinematografici preferiti: western, musical e gangster movie.
Il varco aperto dai registi si colloca nel negativo, facendo breccia verso un male assoluto incredibilmente restituito da una macchina da presa che sceglie di non commentare. Rinunciando alla voce fuori campo, a ragione sostituita da poche didascalie iniziali che introducono lo scenario storico, The Act of Killing ha come protagonisti Anwar Congo, carnefice nel 1965, e Herman Koto, gangster e leader dei paramilitari, disposti a raccontarsi in tutta la loro oscena sincerità.
Dopo aver mostrato le tecniche attraverso cui giustiziavano gli oppositori, accettano, insieme ad altri componenti degli squadroni della morte, di recitare in un film che servirà a ricordare ai giovani la loro storia, interpretando anche i ruoli delle vittime. Proprio in questa scelta, probabilmente, si nasconde il meccanismo capace di far affiorare in loro la reale percezione di ciò che è stato. Oppenheimer diventa allora il "direttore del gioco" in grado di canalizzare e sviluppare l'oscura interiorità degli assassini in quello che può definirsi un vero psicodramma: guardandosi nello schermo televisivo, mentre interpreta il ruolo di una vittima, Anwar Congo per la prima volta mostra un cedimento e riconosce di non poter accettare il peso di se stesso. Sconvolge e indigna quest'esempio estremo di cinema-verità, una visita tetra e senza via di scampo nella follia e nella crudeltà in cui si intravede un solo barlume di speranza.
Tra i moltissimi riconoscimenti raccolti in giro per il mondo, segnaliamo il Premio come miglior documentario all'European Film Award 2013, il Premio della giuria ecumenica al Festival di Berlino 2013, nella sezione Panorama Dokumente, e quello per la miglior produzione internazionale al Biografilm Festival dello stesso anno. Tra i produttori esecutivi figurano Werner Herzog e Errol Morris.

Scheda film

Data di uscita
1 novembre 2012
Paese
Norvegia, Danimarca, Regno Unito
Regia
Joshua Oppenheimer, Christine Cynn, anonimo
Fotografia
Carlos Arango De Montis, Lars Skree
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