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13 Marzo – 69: Love Sex Senior

Si torna a parlare di sessualità nell'ottavo appuntamento della 9 edizione del Psicologia Film Festival, proiettando un film documentario olandese 69: Love Sex Senior di Menna Laura Meijer (2013).
La proiezione si terrà martedì 13 Marzo 2018, h 21.00 presso il Centro Studi Sereno Regis, via Garibaldi 13, Torino.

Gli anziani non fanno sesso o non si innamorano più. Almeno, questo è ciò che tutti pensiamo. Ma è davvero così o è qualcosa che non possiamo proprio immaginare?
In 69: Love Sex Senior si parla di settantenni e oltre che ci danno uno sguardo onesto e disarmante delle loro vite sessuali e amorose. Un film profondamente onesto, affettuoso e vivace che documenta gli attori che parlano candidamente di amore e sessualità. Momenti tranquilli di reale intimità fisica sono catturati dalla telecamera, senza lasciare traccia e traspare un'effervescenza di fiducia e gioia espresse dagli intervistati. In una società che associa il sesso alla giovinezza, a volte l'amore può essere la parte migliore dell'invecchiamento.

Dopo aver girato un film sulla giovinezza e la sessualità, il padre della regista Menna Laura Meijer le ha ricordato: "Non dovresti dimenticare che anche le persone anziane hanno dei sentimenti". Ed è partita proprio da questa affermazione per sviluppare 69: Love Sex Senior.
Si propone di documentare e parlare candidamente di amore e sessualità. Atie e Kees, tenendosi per mano e ridendo, raccontano di come si sono innamorati più di sessant'anni fa. Jeanne, 80 anni, va a fare shopping per un vibratore e descrive con orgoglio l'importanza del rilascio sessuale. Wietske descrive il suo amore per suo marito, che è in stato senile da qualche tempo, mentre il suo fidanzato, lui stesso un vedovo recente, la conforta. Gerard e Addy, entrambi 72, si ritrovano dopo un esperimento sessuale [scambio di partner] avvenuto oltre trentacinque anni fa. Ma forse la testimonianza più commovente è quella di Hans, il cui amore per Xander, 50 anni, gli fa "suonare le trombe". Dopo una vita eterosessuale e omosessuale, l'ottantanovenne sente finalmente la "pura felicità" di godersi il sesso con qualcuno di cui è profondamente innamorato.

Presenta Nicoletta Chiaracane, psicoterapeuta, terapeuta emdr, sessuologo clinico. Ha lavorato in ambito clinico e di comunità, sia con minori e adolescenti, che con adulti. Attualmente, esercita in regime libero professionale presso il proprio studio, dove collabora con altre figure professionali che si occupano di salute.

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lo Staff del PFF

22 Febbraio 2018 – Vita Nova

Per il Settimo appuntamento di questa stagione, giovedì 22 febbraio ci sarà la proiezione del docufilm italiano, dal titolo "Vita nova" (2016), alla presenza dei registi Danilo Monte e Laura D'Amore presso il Cecchipoint, via Antonio Cecchi 17, Torino.

Laura e Danilo non riescono ad avere un figlio e decidono di intraprendere la strada della fecondazione assistita. Lui è un regista, lei è la sua produttrice e insegnante di Yoga e nei mesi che precedono il primo tentativo di PMA (Procreazione Medicale Assistita) sono spaesati e si rendono conto della complessità dell’esperienza che stanno per affrontare. Decidono allora di filmarsi per lasciare una traccia di quello che stanno vivendo, per elaborare e in futuro poter condividere, attraverso il cinema, questa esperienza intensa e inaspettata.

Qui inizia VITA NOVA, un film che parla del sogno di diventare genitori, del miracolo della vita come fatto assolutamente non scontato e della moderna condizione di coppia in cerca di un figlio. Laura e Danilo provano a capirne di più mettendosi in gioco in prima persona nella speranza che questo film possa diventare strumento di riflessione per loro e per chi lo vedrà.
È una non-storia d’amore tenera e disperata, piena di momenti divertenti e di lunghissime sezioni tragiche, ed è costruita in vignette separate da stacchi su nero come nei primi film di Haneke e con jump-cuts, con svariate telefonate che confermano il sospetto che tra i fili conduttori di questo Bellaria Film Festival, oltre al liscio e alla musica, vi sia la comunicazione dell’epoca del digitale, che sempre di più viene usata, mostrata, a volte in sottofondo, a volte come tema importante. Marito e moglie vanno al festival di Venezia, poi vanno in ospedale, stanno a casa, ballano Storia d’amore di Celentano, si danno un sacco di baci, si amano. E raccontano attraverso un cinema inteso come battaglia interna svariate cose: l’intimità, l’amore e soprattutto il dolore.

Presenta
Alessandra Razzano psicologa-psicoterapeuta presso il centro di fisiopatologia della riproduzione e PMA del PO Sant'anna di Torino. Ha maturato esperienza nell'ambito dell'infertilità di coppia, della procreazione medicalmente assistita e della preservazione della fertilità.

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25 Gennaio 2018 – Uscirai Sano. Sanus Egredieris

Riparte lo Psicologia Film Festival con un grande appuntamento per inaugurare nel migliore dei modi il nuovo anno!

Giovedì 25 gennaio ci sarà infatti la proiezione del docufilm sull’Ospedale Psichiatrico Provinciale di Girifalco (CZ), dal titolo "Uscirai sano - Sanus egredieris" (2016), alla presenza delle due registe Barbara Rosanò e Valentina Pellegrino che si svolgerà alle h. 21.00 presso Cecchipoint Hub Multiculturale, via Antonio Cecchi 17, Torino.

http://www.usciraisano.it/

In un piccolo paese del Mezzogiorno nasce una grande struttura in grado di produrre, nell'arco di decenni, una rivoluzione nella cura della malattia mentale. Qui i pazienti ritenuti idonei usufruiscono del sistema open door: possono uscire e vivere il paese, generando una contaminazione unica tra il mondo interno dell’ospedale e quello esterno della comunità. Un ambiente complesso dove convivono solidarietà, paura, amicizia e solitudine. Attraverso gli occhi del protagonista Angelo, questo film documentario racconta i cento anni dell'OP di Girifalco, ripercorrendone la storia, i progressi scientifici ma soprattutto le tante vicende umane dei pazienti che lo hanno abitato con le loro speranze. Perché dietro quella frase c'è una promessa da mantenere: Uscirai Sano.

Presentano le registe Barbara Rosanò e Valentina Pellegrino.

Vi attendiamo numerosi,

lo staff del PFF

22 novembre 2017 – Wrong Elements

Eccoci al quarto appuntamento della 9° edizione dello Psicologia Film Festival. Vi invitiamo mercoledì 22 novembre a vedere insieme la pellicola franco-tedesca Wrong elements di Jonathan Littell (2016), che ha ricevuto una menzione all'interno del premio "Occhiali di Gandhi" nella edizione del Torino Film Festival 2016. Il film sarà proiettato alle h.21.00 presso il Centro Studi Sereno Regis, via Garibaldi 13, Torino.

Geofrey, Nighty e Mike sono stati rapiti ancora adolescenti e arruolati a forza nell’Lra (Lord’s Resistance Army), una formazione irregolare che dal 1989 combatte contro l’esercito ugandese. Fondatore della milizia è il celeberrimo Joseph Kony, che sostiene di essere guidato dagli spiriti. I tre giovani, come altri sessantamila ragazzi, hanno partecipato a battaglie e atrocità di ogni tipo, e portano dentro di sé ferite difficilmente rimarginabili, con le quali devono fare i conti quotidianamente. Intorno a loro una società che li rifiuta e li considera elementi sbagliati. E, intanto nella giungla, da più di venticinque anni, Joseph Kony continua a combattere a capo dei ribelli dell’Lra.

«Perché l’Lra? Perché credo che metta in gioco qualcosa di essenziale: la nostra concezione delle nozioni di “boia”, “assassino” e “crimine”. Cosa succede con i concetti di misfatto e responsabilità quando il colpevole, rapito ancora bambino e lasciato da solo a costruirsi il proprio sistema di valori, diventa consapevolmente un killer?»

Dopo la proiezione, discuteremo con:
Stevens Aguto Odongoh, PhD Fellow presso l'Università di Torino, Dipartimento di Politica, Cultura e Società. Insegna inoltre antropologia sociale nella Makerere University, Uganda. Svolge le sue ricerche etnografiche al confine tra l'Uganda settentrionale e il Sudan meridionale con particolare focus sul gruppo etnico Acholi, interessandosi in particolare alle migrazioni transfrontaliere, ai conflitti per le risorse naturali nella regione dei grandi laghi ed alle dinamiche di reinsediamento post-conflitto.

Vi attendiamo numerosi!

Lo staff del PFF

23 Giugno 2017 – Oh Boy

La stagione 2016-2017 dello Psicologia Film Festival sta giungendo al termine e siamo pronti a chiudere insieme a voi con l'aperitivo e a seguire la proiezione della pellicola tedesca Oh Boy di Jan Ole Gerster (2012). L'evento si terrà nel cortile di Palazzo Badini, via Verdi 10, Torino.

La serata sarà così suddivisa:
- Alle 19 verrà allestito l'APERITIVO nel cortile di Palazzo Badini.

- Alle 21 ci sarà la proiezione della pellicola "Oh boy"
Il film racconta una giornata berlinese del giovane protagonista Niko Fischer. Lo seguiamo, per ventiquattro ore, nel suo girovagare vano, per le strade di una Berlino popolatissima, alla disperata ricerca di un caffè. Il poco più che ventenne Niko ha da poco abbandonato l'università ed è obbligato a confrontarsi, durante la sua lunga giornata berlinese, con le conseguenze della sua inerzia. La sua ragazza mette fine alla loro relazione, suo padre smette di passargli soldi e uno psicologo, da cui è convocato per una denuncia per guida in stato di ebbrezza, conferma il suo "squilibrio emotivo" sospendendogli la patente. Ma tutto ciò che Niko desidera, è una tazza di caffè decente!
Da mattina a sera, l'occhio meccanico diretto (per la prima volta) da Jan Ole Gerster segue il pellegrinare di Niko nello spazio metropolitano berlinese: gli incontri con un amico, un'ex compagna di scuola, ma anche un nuovo vicino di casa e uno sconosciuto con una storia che viene da lontano ma pesa ancora, su tutti. Niko stesso è tanto il protagonista di questi incontri quanto il suo spettatore, guidato dall'inerzia ma chiamato in qualche modo a fare i conti, in una sola volta, con il presente, il passato e il futuro.
Bastano pochi minuti, il tempo di inquadrare l'espediente narrativo della ricerca del caffè e d'imbattersi nel primo piano iniziale della ragazza con la maglietta a righe, per capire la volontà del regista di ricreare un clima da Nouvelle Vague francese, dove l'erranza, la musica, la scena artistica contemporanea e la tragicommedia della vita quotidiana sono elementi costitutivi e non accessori, e la dinamica tra artificio e autenticità si gioca a carte scoperte.

A seguire il dibattito

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Lo staff del PFF

8 Giugno 2017 – Humidity

Stiamo giungendo al termine anche quest'anno e vi invitiamo al penultimo appuntamento del Psicologia Film Festival con la proiezione in ANTEPRIMA NAZIONALE di Humidity, pellicola serba di Nikola Ljuca (2016), presso il Centro Studi Sereno Regis in via Garibaldi 13, Torino.

Petar è un uomo d'affari ambizioso, saldamente parte di quella classe sociale denominata dei "Nuovi ricchi", che vive in appartamenti arredati con mobili di design, ed una sicurezza che non li vede mai vacillare nella loro apparente perfezione. Un giorno, sua moglie Mina svanisce. Egli mantiene il segreto sulla sua assenza, mentendo dietro una facciata di serenità per cui decide addirittura di organizzare una cena di famiglia. Intano, sempre più preoccupato, passa le sue giornate tra affari loschi sul posto di lavoro ed eccessi con i suoi colleghi.
L'insicurezza, il nervosismo e persino l'aggressività cominciano a mettere Petar in seria difficoltà, fin quando la moglie non riappare comportandosi come se nulla fosse accaduto. La famiglia è al completo, ci sono regali e bevande sul tavolo. Ma tutto è cambiato.

Humidity del regista serbo Nikola Ljuca è una gemma rara: un dramma atmosferico sull'identità e su una generazione privata dei suoi ideali, con una narrazione in cui non sembra accadere molto in termini di trama, ma che ha comunque una tensione da thriller, è un risultato inaspettato per un regista esordiente.


Presenta Laura Salvai
Psicologa, psicoterapeuta a orientamento cognitivo, sessuologa clinica, terapeuta formata in EMDR. Da alcuni anni ha unito due delle sue principali fonti di interesse, la psicologia e il cinema, fondando un gruppo Facebook (“Psychofilm”) e un blog (www.psicofilm.it) in cui vengono pubblicati articoli, recensioni sulle pellicole di rilevanza psicologica, reportage su mostre ed eventi cinematografici di interesse e rassegne cinematografiche per argomento.



Vi aspettiamo numerosi!
Lo staff del PFF

21 Maggio 2017: Speciali – Verità e saperi a confronto in salute mentale

All'interno della rassegna "Non è vero ma ci credo: dialoghi sulla Post-verità." 20-21 Maggio, Caffè Basaglia, Torino. https://www.facebook.com/events/407936652911149/

Speciali: verità e saperi a confronto in salute mentale

SPECIALI è un progetto nato nel 2015 in collaborazione con i servizi di Salute Mentale dell’asl TO2 e dell’asl19 di Asti sostenuto da Fondazione Charlemagne e Fondazione CRT. SPECIALI è un laboratorio di inclusione sociale in cui si sperimentano forme alternative di partecipazione, protagonismo ed espressione. Il documento video sarà proiettato al Caffè Basaglia e prevede di mettere in scena il format tipico di Speciali: ogni utente esperto di una tematica conduce una rubrica personale. Partendo dal tema della verità si spazia tra arte, economia, positività, la vita in strada, la musica, l’antropologia, la poesia e l’astrologia, i cantautori italiani e si interroga la cittadinanza sulle verità e le rappresentazioni della salute mentale. Un'azione sperimentale di comunicazione sociale contro lo stigma in psichiatria messa in campo dagli utenti esperti per esperienza.
A seguito della rubrica di Speciali dibattito tra gli stakeolders (cittadini, utenti e operatori) al quale parteciperaano, inoltre, alcune delle associazioni attive sul territorio piemointese: Torino Mad Pride, Comitato per la Salute Mentale in Piemonte, ALMM Torino (Associazione contro le malattie mentali) e AVO Torino.

Ingresso gratuito

21 maggio 2017: Post-Verità e Salut­e – Costruzione e con­divisione di saperi e di strategie di az­ione nel rapporto fra Stato, scienza e appartenenza

All'interno della rassegna "Non è vero ma ci credo: dialoghi sulla Post-verità." 20-21 Maggio, Caffè Basaglia, Torino. https://www.facebook.com/events/407936652911149/

Post-Verità e Salut­e: Costruzione e con­divisione di saperi e di strategie di az­ione nel rapporto fra Stato, scienza e appartenenza

Durante la tavola rotonda gli ospiti af­fronteranno il tema della post-verità e del suo manifestarsi sotto forma di azio­ni nell’ambito della Salute, de­finita dall’OMS, come stato di totale ben­essere fisico, psich­ico e sociale. L'epoca della post-ver­ità con il suo carico di informazioni in­certe, faziose, e di­sintermediate ha un effetto pratico sulla salute dei singoli e della comunità: c­ome vengono usate le molteplici verità che cristallizzano i saperi del benessere (medicina, psicolog­ia, filosofie orientali,..) per sostenere alcune pr­atiche e non altre? Come la scienza ries­ce a divulgare e a guidare i comportamen­ti, anche riguardanti la salute, delle persone? Quale il ruo­lo della contrapposi­zione fra verità di Stato, quelle certif­icate dai ministeri, e le verità delle sottoculture (complot­tisti, orientalisti, scientisti)? Quali sono gli att­ori e quali dinamiche identitarie vengono attivate nel proce­sso di costruzione della Verità? Chi ne beneficia e chi no?

Intervengono :
Adriano Zamperini, psicologo, autore del li­bro "Violenza e Demo­crazia", Professore di Psicologia della violenza, Università di Padova.
Mirko La Bella, psi­cologo, psicoterapeu­ta, specialista in Psiconeuroendocrinoi­mmunologia, Fondazione Università Popolare di Torino.
Jean-Louis Aillon, M.D., psicoterapeuta, dotto­rando in antropologia e psicologia all’U­niversità degli Studi di Genova, Rete So­stenibilità e Salute.
Modera: David Ru­ben Barbaglia, Psico­logo, Specializzando in Psicoterapia Sis­temico Relazionale

21 Maggio 2017: Presentazione Libro “Violenza e Democrazia” di A. Zamperini

All'interno della rassegna "Non è vero ma ci credo: dialoghi sulla Post-verità." 20-21 Maggio, Caffè Basaglia, Torinohttps://www.facebook.com/events/407936652911149/
h14.00

Presentazione del libro "Violenza e Democrazia", di Adriano Zamperini e Marialuisa Menegatto.

Democrazia è parola mimetica, spesso asservita alla retorica dei potenti. Tra i fenomeni disturbanti nascosti dal mantello mimetico della democrazia c'è la coercizione, agita con la minaccia, la punizione e l'uso della forza fisica. Anche in uno Stato di diritto, l'apparato di coercizione che può essere dispiegato contro i cittadini è imponente. Nell'esercizio di un simile potere, le autorità devono autodisciplinarsi per non oltrepassare il limite della legittimità, pena il rischio di trasformare la coercizione in violenza. Il libro analizza questo crinale scosceso portando il lettore in una stanza di tortura, mettendolo di fronte agli abusi delle forze di polizia, invitandolo nei reparti psichiatrici che praticano la contenzione meccanica, e infine chiamandolo a misurarsi con i costi umani generati dal neoliberismo. Un percorso assistito dalla convinzione che i contributi offerti dalla psicologia sociale aiutano a comprendere e gestire i conflitti tra libertà e coercizione in democrazia.

Adriano Zamperini è Professore di Psicologia della Violenza, Università di Padova.

Dialoga con l'autore: Matteo Bessone, psicologo, specializzando in psicoterapia presso la Scuola Quadriennale di Psicoterapia Cognitivo-Costruttivista NOUS, a Milano. Fondatore dello Sportello di ascolto, sostegno psicologico e counseling "Ti.Ascolto!"

20 Maggio 2017: Nuovi media e post verità: come cambia l’informazione

All'interno della rassegna "Non è vero ma ci credo: dialoghi sulla Post-verità." 20-21 Maggio, Caffè Basaglia, Torino. https://www.facebook.com/events/407936652911149/

Nuovi media e post verità: come cambia l'informazione
h17.00

La grande diffusione dei mezzi tecnologi di e di Internet ha portato a un cambiamento nella creazione e nella ricezione delle informazioni: i cosidetti "filtri" tradizionali (televisione, giornali, dibattiti) hanno perso la loro autorità, comportando una maggior responsabilità da parte dell'individuo nella selazione delle informazioni.
Un'informazione senza filtro non è però possibile: nei social network quello che avviene è infatti la formazione di bubble filters (anche dette echo chambers), delle casse di risonanza dove le notizie vengono già filtrate in base alle proprie opinioni, abitudini e interessi. Ma come funzionano queste echo-chambers? Come avviene la costruzione della verità all'interno di questo contesto?
Gli esperti hanno indicato questa come l'epoca della post-verità (parola dell'anno 2016 per l'Oxford Dictionary), termine che si riferisce a circostanze in cui i fatti oggettivi sono meno influenti degli appelli a emozioni e credenze personali nel formare l’opinione pubblica. Se i dati oggettivi hanno perso la loro rilevanza, quali sono i presupposti perché un’informazione sia scientifica e veritiera?

Intervengono:
Nevio Dubbini: Ph.D. in Matematica applicata e data scientist. Ha fondato Miningful Studio, uno studio che offre servizi di analisi dati e statistiche in ambito accademico e aziendale. Molte volte si è confrontato con le certezze, le incertezze, e i pericoli nel trarre informazioni e conclusioni dai dati in settori molto diversi, che vanno dalla medicina, all'editoria, dall'ingegneria all'archeologia.

Stefano Tartaglia: Psicologo, Ph.D. in Psicologia di Comunità e Modelli Formativi. Attualmente è ricercatore nell'ambito della Psicologia Sociale dell'Università degli Studi di Torino. Tra i suoi interessi di ricerca vi sono lo studio dei fattori psicosociali legati alla discriminazione e degli effetti psicologici e sociali della diffusione delle tecnologie telematiche.

20 Maggio 2017: “Lui è tornato” di David Wnendt

All'interno della rassegna "Non è vero ma ci credo: dialoghi sulla Post-verità." 20-21 Maggio, Caffè Basaglia, Torino.https://www.facebook.com/events/407936652911149/

Lui è tornato di David Wnendt [2015]
Estate. Giorni nostri. In una zona residenziale di Berlino Adolf Hitler si sveglia improvvisamente proprio nel luogo dove un tempo si trovava il suo bunker. Sono passati 70 anni dalla sua “scomparsa”. La guerra è finita, il suo partito non c’è più, la sua amata Eva non è lì per consolarlo e la società tedesca è completamente diversa da come la ricordava, tanto che anche i bambini che lo notano per primi si prendono gioco di lui. Lo riconosce però un reporter che lo filma e lo trova una perfetta imitazione dell’originale. Così, contro ogni probabilità, Adolf Hitler inizia una nuova carriera in televisione perché viene universalmente scambiato per un brillante comico, anche se lui è davvero chi sostiene di essere e le sue intenzioni non sono cambiate…

Il film di David Wendt è tratto dal best seller di Timur Vermes. Ma Lui è tornato non è solo l’adattamento cinematografico di un romanzo nel senso comune. Infatti il protagonista Oliver Masucci (che interpreta Adolf Hitler) non solo recita accanto a colleghi di prima classe, come Fabian Busch, Christoph Maria Herbst e Katja Riemann, ma incontra anche l’uomo medio, i piccoli allevatori, gli imprenditori, personaggi famosi, giovani politici, giornalisti, nipster e neonazisti.
Sì, perché è proprio David Wnendt ad avere l’idea più interessante per trasporre le 400 pagine del libro sullo schermo suggerendo di mandare Hitler in giro per le strade e di combinare questi elementi documentari con il film stesso. “Ho trovato appassionante l’idea di mostrare Hitler non solo in una situazione artificiale attorniato da attori, ma piuttosto a piede libero tra la gente vera”, spiega David Wnendt. “Era il solo modo di suscitare delle risposte affidabili alle domande: cosa accadrebbe se Hitler tornasse oggi? Avrebbe davvero qualche possibilità?” E l’esperimento offre risultati spiazzanti: “Era come se le persone stessero incontrando una pop star – aggiunge Wnendt – anche sapendo perfettamente che non poteva trattarsi del vero Hitler, lo accettavano e si confidavano con lui”.

Presenta Cristopher Cepernich

Vi aspettiamo numerosi!

20 e 21 Maggio 2017: la post verità – “Non è vero, ma ci credo”

L’Associazione Culturale Sinestesia organizza due giornate di incontri – sabato 20 e domenica 21 maggio 2017 presso il Caffè Basaglia, via Mantova 34, Torino– per riflettere e confrontarsi sul tema della "post verità". Il concetto fa riferimento a circostanze in cui, nel formare l'opinione pubblica, viene fatta leva su emozioni e credenze personali piuttosto che sull'autenticità dei fatti oggettivi.
L'enorme diffusione dei mezzi tecnologici ha portato a un aumento delle possibilità di comunicazione e a una disponibilità continua di informazioni. All'interno di un quadro che vede aumentare i canali comunicativi e la mole di informazioni disponibili, diventa, però, sempre più difficile orientarsi.
Se da una parte questo fenomeno può essere analizzato secondo una lettura di stampo sociologico, dall'altra le sue radici sono da ricercare nella costruzione della verità che compie ogni individuo.
Da un'analisi dei meccanismi sociali legati al fenomeno della post verità, il tema verrà approfondito anche da un punto di vista psicologico, con particolare attenzione all'ambito psichiatrico e criminologico.

Le due giornate si svolgeranno al Caffè Basaglia di Torino e vedranno tavoli di confronto fra soggetti del territorio, incontri con esperti e ricercatori, presentazioni di libri, proiezioni cinematografiche e una mostra fotografica.

PROGRAMMA

Sabato 20 maggio
Ore 17.00: Presentazione concorso fotografico
https://www.facebook.com/events/293641807743685/
Ore 17.30: Verità e nuovi media: come cambia l'informazione nell'epoca della post verità (ospiti: Stefano Tartaglia, Nevio Dubbini)
https://www.facebook.com/events/1908216716122386/
Ore 20.00: Apericena
Ore 21.00: Proiezione di "Lui è tornato" di David Wnendt (ospite: Cristopher Cepernich)
https://www.facebook.com/events/1302062979901226/

Domenica 21 maggio
Ore 13.00: Pranzo sociale
Ore 14.00: Presentazione del libro "Violenza e Democrazia", di Adriano Zamperini e Marialuisa Menegatto
https://www.facebook.com/events/334419830294655/
Ore 15.00: Post-Verità e Salut­e: Costruzione e con­divisione di saperi e di strategie di az­ione nel rapporto fra Stato, scienza e appartenenza (ospiti: Zamperini, La Bella, Aillon, Barbaglia)
https://www.facebook.com/events/216467045517826/
Ore 17.30: Speciali: verità e saperi a confronto in salute mentale
https://www.facebook.com/events/1319870214733465/
Ore 20.00: Premiazione concorso fotografico
Ore 20.15: Apericena
Ore 21.00: Dj set

Entrata libera

Vi attendiamo numerosi,

lo Staff dell'Associazione Culturale Sinestesia e Psicologia Film Festival

20 e 21 Maggio 2017: contest fotografico – La post verità –

In occasione dell’Evento “Non è vero ma ci credo: dialoghi sulla Post-Verità”, organizzato dall’Associazione Sinestesia presso il Caffè Basaglia il week end del 20-21 maggio 2017 (https://www.facebook.com/events/407936652911149/), diamo il via al CONCORSO FOTOGRAFICO: “Non è vero ma ci credo”.

“Si pensa che la fotografia rispecchi la realtà. In verità, da quando la fotografia è diventata un mezzo di comunicazione di massa, essa stessa si è mutata in arte e il fotoreporter, così come l’artista, hanno operato delle scelte diverse di ripresa. Ad esempio McCurry sceglie di fotografare una ragazza in una certa posizione per comunicare uno stato d'animo.
La fotografia non è mera descrizione della realtà, ma diventa costruzione di una verità attraverso un'immagine."

Secondo te, che cos'è la POST VERITA'!? Scatta una fotografia che rappresenti questo tema!

Segui le indicazioni che trovi sulla locandina…
poi recati da "RTP fotografia" in Via Carlo Alberto 11/o munito/a di file rinominato con nome e cognome (ed eventuale titolo, se ti va di darne uno). Puoi stampare portando il formato digitale o la pellicola. La foto deve essere consegnata entro e non oltre mercoledì 17 maggio 2017.
Nb: il costo della stampa, di 2,50 euro, è a carico del/la fotografo/a.

Compila questo form (https://goo.gl/forms/8YXoaafR24bY5saw2)
per comunicarci la tua partecipazione, il prima possibile!

Vedrai la tua foto esposta al Caffè Basaglia il giorno 20 maggio 2017.

Le fotografie saranno votate dal pubblico.
Premi:
1° premio: Buono di 200 euro valido per l'acquisto di materiale fotografico.
2° premio: Buono di 100 euro valido per l'acquisto di materiale fotografico.
3° premio: Buono di 50 euro valido per l'acquisto di materiale fotografico.

Ti contatteremo via mail per comunicarti i dettagli.
Se hai dubbi o domande, contattaci: sinestesia.torino@gmail.com

E.. buoni scatti!

5 Maggio 2017 – Mediterranea

Si torna al cinema con l'undicesima proiezione dell' 8° Edizione dello Psicologia Film Festival! Il 5 maggio 2017 alle h.21.00 verrà proiettato Mediterranea di Jonas Carpignano, film documentario italiano del 2015, presso la Casa del Quartiere, via Morgari 14, Torino. Presenterà e condurrà la serata la Dott.ssa Irene Peano.

Il Film
Protagonista di Mediterranea è Ayiva (Koudous Seihon) che parte con l'amico Abas (Alassane Sy) da Ouagadougu, capitale del Burkina Faso, attraversando il deserto, tra implacabili escursioni termiche e attacchi di predoni armati, per giungere in Libia e salire su di un gommone diretto verso le coste della Sicilia. Qui sperimentano lo sfruttamento del lavoro agricolo in nero, la diffidenza e l’ostilità degli abitanti del luogo, la repressione da parte della forze dell’ordine.
Con occhio ostinato e poco indulgente, il giovane regista riporta fedelmente la vita dei protagonisti, costretti in Calabria a raccogliere le arance a ritmi disumani e per pochi euro. Nel film troviamo il lavoro duro e malpagato nei campi, la crescente tensione con i locali, ma anche la disponibilità e la determinazione - forse un po’ ingenua - ad accogliere di un pugno di volontari, nel deserto istituzionale che qui appare solo nella sua assenza. E ancora nel complessa convivenza tra i migranti stessi, le solidarietà e le rabbie e anche le divisioni, le fratture. I contatti, toccanti, via Skype con casa. Fino allo scoppio degli scontri di Rosarno del gennaio 2010, cominciati con alcuni colpi di fucili ad aria compressa su tre immigrati, e divampati con la rabbia dei braccianti, la rivolta, i roghi della macchine, la repressione della polizia.
Ci sono nel film i personaggi principali, ma anche figure collaterali significative, come Pio, il ragazzino già piccolo signore dei traffici leciti e meno leciti del paese. O Mamma Africa, eterea figura che apparecchia piatti di pasta per quei “ragazzi” venuti dall’altra parte del mare. O infine la famiglia del buon padrone, che poi si rivelerà padrone e basta, che accoglie Ayiva in casa: la cena e i dialoghi con l’anziana madre sono un piccolo trattato di antropologia dell’Italia ogg. Carpignano passa dal quadro d’ambiente e dalla ricostruzione-documentazione ai toni del dramma e del mélo e, sorprendentemente, anche della commedia, mostrando una capacità di mescolare registri differenti inusuale e a tratti sorprendente.

Il regista
Jonas Carpignano, regista italiano-americano, realizza con Mediterranea il suo primo lungometraggio, presentato nel 2015 alla SIC (Settimana Internazionale della Critica), una della sezioni parallele del Festival di Cannes. I suoi corti sono stati mostrati nei maggiori festival internazionali, a partire da A Chjàna che nel 2011 si aggiudica il premio per il Miglior Cortometraggio alla Mostra di Venezia e ottiene anche una Menzione Speciale ai nastri d'Argento. Nel 2014 A Ciambra viene proiettato al Festival di Cannes, nella Selezione Ufficiale della Settimana della Critica dove vince il Discovery Award. Nel 2012 Filmmaker Magazine lo definisce uno dei venticinque nuovi volti del cinema indie.

Irene Peano
Ricercatrice in antropologia presso l’Istituto di Scienze Sociali dell’Università di Lisbona, e ha precedentemente ricoperto incarichi di ricerca nelle Università di Bologna e di Bucarest. Dal 2005 si occupa di forme di sfruttamento del lavoro migrante, con particolare riferimento alla prostituzione e, più recentemente, al lavoro bracciantile. La sua ricerca adotta un approccio militante e indaga sia le forme di organizzazione e sfruttamento del lavoro, ponendo l’accento sull’intersezione tra la dimensione produttiva e quella riproduttiva, che la resistenza a tali fenomeni. Dal 2012 Irene è parte attiva della Rete Campagne in Lotta.

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lo Staff del PFF

18 Aprile 2017 – A peine j’ouvre les yeux

Martedì 18 Aprile alle h 21,00 si torna al cinema con la decima proiezione del Psicologia Film Festival! Verrà proiettato "A peine j'ouvre les yeux" di Leyla Bouzid, film tunisino del 2015, presso Il Piccolo Cinema, in via Cavagnolo 7, Torino.

Tunisi, estate 2010, pochi mesi prima della Rivoluzione contro il governo di Ben Ali. La diciottenne Farah si unisce alla band Joujma che dà voce allo scontento di una generazione, ignorando gli ammonimenti della madre che ben conosce i pericoli di un regime che si infiltra nella protesta giovanile e colpisce a sorpresa. La donna farà di tutto per proteggere la figlia, anche mettendo in gioco il proprio passato.

Non è della rivoluzione che si parla in Appena apro gli occhi - Canto per la libertà. Il film dell’esordiente regista tunisina è il racconto dei mesi che l’hanno immediatamente preceduta, attraverso il percorso di una giovane cantante che con coraggio e un po’ d’incoscienza sfida la censura del regime, portando la sua voce e le sue parole di denuncia nei bar, nei locali notturni frequentati dalla gioventù tunisina, per strada.


Presenta Irene Capelli - antropologa, ha svolto le sue ricerche sulle esperienze di maternità e migrazione delle donne maghrebine in Emilia-Romagna e Piemonte, sul parto e la nascita in Marocco sulla frontiera algerina. Al centro della sua ricerca di dottorato, svolta a Casablanca, vi sono le esperienze di alcune giovani donne diventate madri al di fuori del matrimonio e le politiche di cura a loro rivolte, nel contesto delle trasformazioni sociali e delle relazioni fra i generi nell'intera regione.
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14 Marzo 2017 – Sparrows

Martedì 14 Marzo 2017 vi invitiamo alla nona proiezione di questa Edizione dello Psicologia Film Festival e vi proponiamo un film islandese: Sparrows di Rúnar Rúnarsson (2015). La proiezione si terrà alle h.21.00 presso il Cecchipoint Hub Multiculturale, via Antonio Cecchi 17, Torino.

Ari ha 16 anni e, anche se è alto come un uomo, è ancora un ragazzo: canta come un angelo in un coro di voci celesti, e la sua mamma lo tratta come un bambino. Ha trascorso gli ultimi anni della sua vita a Reykjavik, in una zona di comfort sostenuta dalla madre iperprotettiva ed un ambiente di colori senza macchia, dove sembra che non ci sia spazio per cattiveria o ambiguità. Ma quando la madre va in Africa con il suo nuovo compagno, Ari viene portato a West Fjords, dove ha trascorso la sua infanzia, in modo che il padre può prendersi cura di lui. Non appena arriva, ci si rende conto che il padre non ha un buon carattere: teso, poco comunicativo con comportamenti da vichingo. Allo stesso tempo, Ari incontra di nuovo con i suoi amici d'infanzia, che, come lui, sono cresciuti e ora sono degli adolescenti confusi che vivono di eccessi. Oltre a questi cambiamenti, Ari comincia a sperimentare un risveglio sessuale: la sua curiosità viene stimolata e sente il desiderio represso di perdere la sua verginità con la sua amica d’infanzia. In questo paese Ari sta per scoprire bruscamente le angosce inerenti nel diventare uomo, mentre cerca di far fronte al padre ostinato.

Ci si imbarca in un viaggio insieme al giovane protagonista dalla capitale dell'Islanda a uno dei più remoti e affascinanti gli angoli del paese, dove si ritrova un panorama nordico estivo caratterizzato da montagne verdi cosparse di neve e il sole non tramonta mai: una debole luce soffusa conferisce al film un'atmosfera un po’ onirica, in cui l'aria risulta allo stesso tempo pura e inquietante. Rúnar Rúnarsson mantiene una mano così ferma sulla macchina fotografica che non enfatizza mai azioni particolari o li fa risaltare, anzi sono tutti raffigurati con il ritmo dolce che prevale quando si vive in un ambiente rurale. Attraverso la sua messa in scena, che si basa fortemente su silenzi e sguardi, il film rapisce l’attenzione facendo tornare lo spettatore a quel momento di isolamento personale e di smarrimento che vive l’adolescente.

Presenterà il film e condurrà il dibattito la Dott.ssa Debora Tonello, psicologa e psicoterapeuta.
Debora Tonello, nata a Torino, si forma presso l'Università degli Studi di Torino conseguendo una laurea in Scienze e Tecniche Neuropsicologiche e poi in Scienze della Mente. In seguito ha ampliato la propria formazione in ambito clinico frequentando la Scuola di Psicoterapia per l'Età Evolutiva ad indirizzo Psicodinamico ASARNIA, il cui orientamento è quello della Psicoanalisi freudiana e post-freudiana, inoltre è Cultore della Materia in Psicologia Dinamica. Ad oggi si occupa di età evolutiva e di adolescenza in ambito clinico.

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1 Marzo 2017 – The Queen of Silence

Eccoci all'ottava proiezione dello Psicologia Film Festival! Vi invitiamo a vedere The queen of silence di Agnieszka Zwiefka, film documentario polacco del 2014 co-prodotto dalla casa di produzione torinese Stefilm. La proiezione si terrà mercoledì 1 Marzo 2o17 alle h. 21.00 presso le Officine Corsare, via Pallavicino 35, Torino.

Denisa, dieci anni, è una outsider per diverse ragioni: è cittadina illegale di un campo rom in Polonia, è femmina in una comunità fortemente patriarcale e, soprattutto, non parla a causa di una grave disabilità dell'udito. La bambina vive in un mondo tutto suo: pieno di ritmo, danza e colori. Adora imitare le affascinanti attrici di Bollywood, viste mille volte nei dvd che ha trovato in un cassonetto vicino al campo. Quando balla può essere chi vuole, anche una regina, ed esprime quello che non riesce a dire: la gioia, la tristezza e la paura. In The Queen of Silence il documentario si trasforma in un musical coinvolgente, con una fantastica colonna sonora firmata CocoRosie.

Si crea un’unione tra documentario di osservazione e musical bollywoodiano, il film si distingue per originalità e sapienza tecnica e per l’umanesimo attento con cui segue le vicende dei suoi protagonisti. La regista usa dei rallenti insonorizzati, in modo da riprodurre la percezione che Denisa ha del mondo: felice, benché ovattata. Si mostra un campo rom animato da sequenze di danza spettacolari, corali e coinvolgenti e i giochi dei bambini si trasformano in video musicali in cui anche la camera danza.

Presenterà Enrico Dolza direttore dell'Istituto dei Sordi di Torino e docente a contratto di Pedagogia Speciale per l'Università degli Studi di Torino.

Ingresso libero con tessera Arci

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16 Febbraio 2017- In the basement

Giovedì 16 Febbraio 2017 eccoci di nuovo tra voi, con la settima proiezione del Psicologia film festival e con un film documentario austriaco:

In the basement di Ulrich Seidl (2014).

La proiezione si terrà alle h.21,00 presso il Cine Teatro Baretti, via Baretti 4 , Torino.

C’è chi scende in cantina per estrarre da una scatola di cartone, come da una bara, una bambola del tutto simile a un neonato morto, da cullare e abbracciare in segreto. C'è chi ci va per bere con gli amici e suonare musica, tra "confortanti" memorabilia hitleriani; chi per sparare al nemico jihadista, tra una strofa del "Trovatore" e una di Beniamino Gigli; per dominare il proprio schiavo sessuale o per farsi frustare fino a non potersi più sedere, mentre magari impiega del resto del tempo, quello speso alla luce del sole, a favore della campagna contro la violenza sulle donne.
Benvenuti In the Basement, nel sotterraneo, regno fisico e figurato dell'Es, profondità segreta dell'animo, retroscena per antonomasia, sottratto allo sguardo di chi cammina al di sopra con il godimento tipico della clandestinità. Una stanza tutta per sé, insomma, che sembra fatta apposta per solleticare l'interesse di Ulrich Seidl, il quale non deve far altro che inanellare i quadri di questa galleria degli orrori per ottenere una non fiction in perfetta continuità di temi e intenti con la sua fiction.

Presenta Mariella Lazzarin
Laureata al Dams, collabora con alcune riviste di cinema e lavora al Sottodiciotto Film Festival & Campus.

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25 Gennaio 2017 – Ne Me Quitte Pas

Nel 2017 prosegue l'Ottava Edizione dello Psicologia Film Festival che vi invita mercoledì 25 Gennaio h.21.00 alla proiezione di un film documentario belga: Ne me quitte pas di Sabine Lubbe Bakker e Niels van Koevorden [2014] presso il Cecchi Point, via Antonio Cecchi 17, Torino.

"Ne me quitte pas è un'ode tragicomica al fallimento. Ambientato in un piccolo villaggio ai confini del Belgio ci sono Bob e Marcel che condividono la solitudine fiamminga e vallona con brio, umorismo e alcool. Secondo loro, il suicidio è la soluzione migliore quando non se ne può davvero più. Decidono di farla finita insieme, sapendo anche dove: sotto l'albero della vita di Bob.
Bob è un avventuriero in pensione che vuole trascorrere i suoi ultimi giorni in silenzio, mentre Marcel ha una famiglia che vuole perdere. Il tempo nel villaggio trascorre lentamente: si taglia la legna e il bere riempie il resto del tempo".

Ne me quitte pas è un dramma sulla vita ai margini della società che contiene bellezza e una prospettiva che fa riflettere. L'apertura dei personaggi principali è conflittuale e dolorosa, ma anche divertente e affascinante. E 'una storia in cui il tempo sembra essersi fermato.
In stile cinematografico diretto vediamo un carnevale vallone, un incidente d'auto e si assiste ad un fallito tentativo di trovare il figlio di Bob; ma la autocommiserazione non viene spesa su questi due belgi. Insieme sono forti: Marcel decide di smettere di bere e Bob si rifiuta di accompagnarlo in riabilitazione.

Presenta Alberico Bennardo, Psicologo Psicoterapeuta, attualmente Specialista Ambulatoriale presso il Dipartimento delle Dipendenze dell'ASL TO2.

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15 Dicembre 2016 – Dora or the Sexual Neuroses of Our Parents

Prima delle vacanze natalizie il Psicologia Film Festival vi saluta con la quinta proiezione in collaborazione con Fish&Chips Film Festival. Si rimane in Europa con una pellicola svizzera: Dora or the sexual neuroses of our parents di Stina Werenfels [2015].
Il film sarà proiettato giovedì 15 dicembre, presso le Officine Corsare, h 21.00, via Pallavicino 35, Torino.

Dora ha diciotto anni e soffre di un ritardo di apprendimento. Sua madre Kristin decide di non somministrarle più le medicine che ne sedavano la vitalità. Ora Dora scopre aspetti della vita che le erano preclusi e tra essi, impellente e pervasiva, la sessualità. Incontra così Peter, un ragazzo che non ha nessuna remora nell'approfittare della sua voglia di piacere. Dora rimane incinta proprio mentre i suoi genitori stanno cercando un altro figlio che non arriva.

Stina Werenfels affronta il tema, sempre delicato, della sessualità dei disabili e decide di non edulcorare la situazione affrontandolo in modo esplicito. Imposta la sua narrazione su un doppio confronto: quello fra madre e figlia e quello tra mondo femminile e mondo maschile. Kristin vive la propria sessualità sentendo il peso di una primogenitura problematica (cercando quindi una seconda nascita che ponga in qualche misura riparo alla prima) e Dora, ormai libera dagli psicofarmaci, affronta con gioia liberatoria un universo di cui non avverte la complessità delle implicazioni sociali e affettive. Su questo piano la sceneggiatura si rivela complessa salvo poi risolversi con un finale semplicisticamente ribaltato: le 'pastiglie' che nascondevano il mondo ad una delle due lo aprono all'altra. Anche sul versante del confronto con l'universo maschile si rischia lo stereotipo: il padre di Dora è tanto affettuoso quanto inconcludente, mentre il suo partner è gelidamente interessato alle prestazioni della ragazza senza porsi (salvo in un caso e solo temporaneamente) alcun problema di responsabilità.

Presenta la dott.ssa Chiara Baietto, docente di neuropsichiatria infantile presso la facoltà di medicina dell'Università degli studi di Torino. Svolge anche l'attività di tutor per gli studenti e collabora all’insegnamento in particolare nell’ambito della formazione in educazione sessuale e della sessualità infantile, presso Scuola Superiore di Sessuologia Clinica di Torino, dove ha acquisito la specializzazione in consulente sessuale.

Ringraziamo il Festival del Cinema Europeo per i sottotitoli http://www.festivaldelcinemaeuropeo.com/2016/

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29 Novembre 2016 – Ce sentiment de l’été

Vi attendiamo martedì 29 Novembre per il Quarto appuntamento dell'Ottava Edizione dello Psicologia Film Festival con la proiezione del lungometraggio "Ce sentiment de l'été" di Mikhaël Hers (2015), presso il Centro Studi Sereno Regis, in via Garibaldi 13, Torino.

In piena estate, Sasha, 30 anni, muore improvvisamente. Anche se si conoscevano appena, il suo compagno Lawrence e sua sorella Zoé si avvicinano. Cercano di farsi forza a vicenda, sostenendo insieme il peso dell’assenza, tra Berlino, Parigi e New York. Tre estati, tre città, il tempo del loro ritorno alla luce, legati dal ricordo di colei che hanno amato.

E’ un’opera d’atmosfera, delicata e sensibile che ha il dono di sfiorare i temi più gravi evitando di cadere nel melodramma e di sovvertire il suo approccio benevolo alla realtà attraverso gli artifici della sceneggiatura.
A partire dalla morte inaspettata di una giovane donna, Ce sentiment de l'été esplora pazientemente le ripercussioni dell’evento sui suoi cari: il suo compagno, sua sorella (Judith Chemla), i suoi genitori (Marie Rivière e Féodor Atkine) e la cerchia più stretta di amici. Un’elaborazione del lutto in tre tempi, tre estati successive e tre luoghi (Berlino, Parigi – con una deviazione ad Annecy – e New York), tessuta di incontri dove i fremiti dei volti e le inflessioni delle voci rivelano molto più sullo stato interiore dei personaggi di quanto essi non dicano. Perché è della vita che si parla, di accettazione del destino comune dinanzi alla morte, della necessità di andare avanti comunque, del passaggio attraverso la tristezza prima di eventualmente rinascere, del potere del tempo che passa... Un vasto campo concettuale trattato da Mikhaël Hers con una leggerezza salutare e una fluidità visiva talentuosa e coinvolgente nutrita dalla sua attrazione per l’immersione nella natura, dai parchi parigini e berlinesi alle montagne che circondano il lago di Annecy il cui cielo è striato di parapendii, passando per i tetti di New York. E se la decisione di un intreccio di basso profilo gioca talvolta a suo sfavore, tanto le scene si reggono sull’impercettibile e l’evanescente, nell’insieme Ce sentiment de l'été fa onore alle sue ambizioni cinematografiche, e la sua sottigliezza creerà senza dubbio un legame naturale con gli spettatori più in sintonia con la sua scienza degli echi e la sua acuta consapevolezza del terreno comune a tutte le esistenze. Qualità che sarà appassionante vedere svilupparsi nel prosieguo della carriera del cineasta.

Presentano Manuela Tartari e Serena Vallana.
Manuela Tartari: psicologa, ha conseguito un Dottorato di Ricerca (Ph.D.) in Scienze Umane presso l’Università degli Studi di Torino. Lavora sia nell’ambito del supporto psicologico individuale, sia come formatrice in contesti aziendali, pubblici e privati. Parallelamente prosegue il proprio percorso di formazione psicoterapeutica e psicoanalitica presso l’A.I.P.A. (Associazione Italiana di Psicologia Analitica).

Serena Vallana: psicologa, sta attualmente perfezionando la sua formazione presso la Scuola di Psicoterapia Psicoanalitica di Torino. Lavora sia in ambito clinico con percorsi di sostegno psicologico, che in ambito di formazione e orientamento lavorativo. Da alcuni anni sta approfondendo e utilizzando metodi di fotografia terapeutica.

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3 Novembre 2016 – Il Successore

Il 3 novembre h 21,00 al Cecchi Point, via Antonio Cecchi 17, Torino, non mancate alla proiezione de Il Successore, film documentario italiano di Mattia Epifani [2015].

Vito Alfieri Fontana è un ingegnere ed ex proprietario della Tecnovar, azienda specializzata nella progettazione e vendita di mine antiuomo. In seguito a una profonda crisi esistenziale l’ingegner Fontana mette in discussione se stesso, il suo lavoro e i rapporti con la famiglia, in particolar modo con il padre, figura carismatica e ingombrante. Il peso della successione e delle responsabilità si scontrano così con l’intima esigenza di interrompere la produzione di mine antiuomo. Una domanda lo assilla: quante vittime avrà causato il lavoro della Tecnovar? La risposta a questa domanda assume per l’ingegner Fontana contorni inquietanti, ma è anche il punto di partenza di un viaggio esistenziale dall’Italia verso gli ex teatri di guerra della Bosnia Erzegovina dove ancora oggi squadre di sminatori sono attive nella bonifica dei terreni. Nel conflitto tra dovere e coscienza si muovono i passi di un uomo in cerca di riscatto, seppur consapevole che il bilancio tra bene e male non potrà mai più essere in attivo.

Per molti anni Vito Alfieri Fontana è stato ciò che il mondo si aspettava da lui: un progettista preparato, un datore di lavoro rispettato, un industriale di successo. Il degno successore di un padre che aveva trasformato una piccola fabbrica di progettazione elettrica in un’azienda leader nella produzione di mine antiuomo, la Tecnovar. Ma quello che per l’ingegner Fontana sembrava un percorso già scritto subisce un cambiamento inaspettato. Al dovere della successione subentra e si contrappone l’esigenza etica di porre un freno alla produzione di mine. È l’inizio di una storia diversa, la storia di una scissione insanabile tra l’ingegner Fontana, progettista di mine, e Vito Alfieri, anima in cerca di redenzione. Nel suo viaggio oscuro, l’uomo diviso in due, prigioniero del conflitto tra dovere e coscienza, attraversa come uno spettro una Bosnia sfregiata dal dramma delle mine antiuomo, nella totale consapevolezza che il suo conflitto interiore rimarrà irrisolto.

Presenta Alberto Taverna, psicologo e psicoterapeuta di formazione sistemica, lavora come convenzionato presso l'ASL di Torino dal 1987, occupandosi da sempre di riabilitazione psicosociale e arteterapia.

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18 Ottobre 2016 – The Wolfpack

Dopo il film di apertura si prosegue con la seconda proiezione dell'ottava edizione.
Vi invitiamo a vedere The Wolfpack, un film documentario statunitense di Crystal Moselle [2015].

I sette fratelli Angulo, figli di madre statunitense e padre Inca peruviano, sono cresciuti nel Lower East Side di Manhattan come su un'isola deserta: per anni infatti hanno vissuto segregati in casa, uscendo un massimo di nove volte l'anno, e qualche anno non uscendo mai. Papà Oscar era l'unico a possedere le chiavi di casa, a decidere come e quando ci si potesse spostare all'interno dell'appartamento, ad assicurarsi che moglie e figli non venissero "contaminati" dal mondo esterno. Sui suoi famigliari l'uomo, seguace del culto Hare Krishna, aveva un potere assoluto. Del resto per i suoi sei figli maschi e la sua unica figlia femmina, nonché per la consorte, Oscar era Dio: un dio intransigente, a volte violento, spesso ubriaco e fuori controllo, sempre onnipresente.

The Wolfpack, vincitore del Gran Premio della Giuria al Festival di Sundance nella sezione Documentari, racconta - o meglio, fa raccontare ai diretti interessati - l'esistenza anomala degli Angulo e la loro graduale acquisizione di una misura di autonomia e autodeterminazione. La regista esordiente Crystal Moselle si è imbattuta per caso nei sei fratelli e li ha avvicinati a poco a poco, entrando in sintonia con quel nucleo famigliare così anomalo attraverso il comune amore per il cinema. Gli Angulo infatti hanno una vera e propria venerazione per la Settima arte, comunicata ai figli proprio dal Dio-padre: solo attraverso il cinema hanno conosciuto la realtà, e infatti quando la incontreranno "dal vivo" continueranno a paragonarla a scene delle migliaia di film cui hanno assistito, che hanno collezionato in forma di vhs e dvd, unici supporti mediatici, insieme a una videocamera, in una casa in cui televisione, computer e persino telefono erano off limits, in quanto veicoli di contaminazione col mondo.

Presenta Roberto Bertolino
Psicologo psicoterapeuta, attuale presidente dell'associazione Frantz Fanon di Torino, giudice onorario presso il Tribunale dei Minori del Piemonte.

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12 Ottobre 2016 – Infinitely Polar Bear

Il Psicologia Film Festival proietterà mercoledì 12 ottobre la pellicola Infinitely Polar Bear di Maya Forbes [2014] all'interno di Robe da Matti - La Settimana della Salute Mentale.

Massachusetts 1978. Cameron Stuart è un padre affettuoso e un marito innamorato. Purtroppo però è anche maniaco depressivo, non riesce a tenersi stretto un lavoro ed ha appena avuto un esaurimento nervoso. La moglie Maggie, per il bene delle figlie Amelia e Faith, allontana Cameron da casa, ma il poco lavoro che riesce a trovare con il suo titolo di studi non permette a lei e alle bambine di vivere sopra la soglia di povertà. Cam, dal canto suo, riceve un sussidio minimo dalla nonna, la quale gestisce con grande parsimonia (leggi: avarizia) i fondi (multimiliardari) della famiglia Stuart.
Per migliorare le proprie chance di ottenere un lavoro remunerativo e quelle di Amelia e Faith di ricevere un'istruzione adeguata, Maggie si iscrive al Master of Business Administration della Columbia University e viene accettata. Peccato che la Columbia sia a New York, e la donna deve decidere se trapiantare la sua intera famiglia o assumersi un rischio molto alto: quello di lasciare le bambine con il padre in Massachusetts. Di comune accordo, i genitori decidono per la seconda soluzione. Riuscirà Cameron a gestire la situazione?

Maya Forbes, erede della dinastia editoriale e affermata sceneggiatrice televisiva (sulla base del proprio talento), esordisce (a 45 anni) sul grande schermo con il lungometraggio Infinitely Polar Bear (il titolo fa riferimento all'equivoco della piccola Faith circa il disturbo "polare" del padre). La storia del film è quella di Maya e di sua sorella China, allevate per un lungo periodo dal padre, Cameron Forbes, affetto da disturbo bipolare, mentre la madre studiava per ottenere l'Mba alla Columbia.
Forbes narra dunque la sua storia con molte concessioni all'entertainment, dovute probabilmente sia al desiderio di rendere commercialmente appetibile un lungometraggio che affronta lo spinoso argomento della malattia mentale, sia ad una forma di protettività nei confronti del padre, ora deceduto. Infinitely Polar Bear sguazza nel caramello dei ricordi (complici anche la scelta dei colori e alcuni inserti in stile "home movies"), talvolta edulcorando in modo eccessivo una vicenda che, nella realtà, ha certamente avuto risvolti meno rosei. Il fattore nostalgia, caldeggiato dal produttore J. J. Abrams (in modalità Super 8), è accentuato da una strepitosa colonna sonora anni '70 che rende vintage e ritmato ogni passaggio della narrazione.
Ma al cuore del racconto c'è un pathos autentico e una salvifica ironica con i quali è impossibile non entrare in sintonia, e al centro quattro attori irresistibili, a cominciare da Mark Ruffalo nei panni di Cam. L'attore presta il suo carisma personale ad un personaggio complesso e contradditorio che passa da gesti di infinito amore a momenti di intensa violenza verbale e imperdonabili mancanze di responsabilità genitoriale. Accanto a lui, Zoe Saldana è efficace nei panni della madre divisa fra bisogni e sentimenti e le due piccole non-attrici (la più grande è la figlia della regista) sono naturali e spontanee. È attraverso lo sguardo di Amelia (ovvero quello della regista da piccola) che Forbes narra la storia di un uomo meraviglioso e imbarazzante, geniale e ingestibile, con la tenerezza che solo una figlia innamorata del padre sa elargire a piene mani.

Presenterà Stefano Berta, operatore dei servizi della psichiatria.

Vi aspettiamo numerosi!

Robedamatti12ottobre tutte le attività della giornata di MERCOLEDì!
Per maggiori informazioni sul programma della settimana di Robe da Matti, andate sulla pagina Facebook.

30 Settembre 2016 – Que horas ela volta?

Grande appuntamento per l'apertura dell'Ottava edizione dello Psicologia Film Festival!
VENERDI' 30 SETTEMBRE alle 19 APERITIVO nel cortile di Palazzo Badini [via Verdi 10], a cui segue la proiezione brasiliana alle 21 di Que horas ela volta? [2015] di Anna Muylaert.

ore 19.00: APERITIVO a prezzi popolari
ore 21.00: QUE HORAS ELA VOLTA?
a seguire: dibattito con Stefano Tartaglia

Val lavora come cameriera a tempo pieno nella villa di una famiglia bene di San Paolo. Sono più di dieci anni che non vede la figlia Jessica, che ha affidato ad una parente nel Nord del paese. Un giorno, però, la ragazza si presenta in città per l'esame di ammissione alla facoltà di architettura. Il suo ingresso nella casa di Donna Barbara, del marito e del figlio, suo coetaneo, sovverte ogni regola non scritta di comportamento e mette sua madre di fronte alle domande che non si è mai posta.

"A che ora torna?" si chiede il titolo originale e a pronunciare la fatidica domanda, che tradisce l'attesa e l'affetto, è Fabinho, il signorino di ceto superiore, che interroga la domestica sul rientro della madre, ma è anche la figlia della domestica, in una catena di ritardi e deleghe che è il vero e proprio fenomeno sociale (non solo brasiliano) contro il quale punta il dito il film della Muylaert. Donne che assumono bambinaie per crescere i propri figli al loro posto, mentre le stesse bambinaie sono costrette a far crescere i propri figli a qualcun altro e così via, in un circolo che mescola vizio e necessità e fa sì che a farne le spese siano democraticamente i figli di tutti e la loro educazione sentimentale.
Jessica non è, però, una sventurata d'altri tempi, non si presenta con il bagaglio di tacite conoscenze su cosa è concesso o meno a quelli come lei; non è figlia di sua madre, in questo senso, perché quella continuità si è interrotta troppo presto. Jessica è stata fortunata negli studi, ha trovato chi l'ha iniziata al pensiero critico, per lei la porta della cucina non è una linea di demarcazione scritta nei geni: è una porta come un'altra e, magari, nei disegni dei suoi futuri progetti, la toglierà del tutto. In termini cinematografici, Jessica è portatrice di un altro sguardo e di un altro uso del corpo nello spazio. Il suo avvento non ha la forza sovvertitrice del misterioso ospite del teorema pasoliniano, il film non ha certo le stesse ambizioni poetiche, ma destruttura comunque, gesto dopo gesto, stanza dopo stanza, un codice separatista che si basa sul patto tra chi pretende e chi lascia che ciò avvenga.
Costruito come un percorso in tempo quasi reale, "È arrivata mia figlia" non è la storia della rivoluzione di Jessica, ma quella di Val, della sua coraggiosa epifania: è la sua presa di coscienza sulla possibilità di interrompere la catena degli errori che commuove profondamente, perché viene dal personaggio più interno al meccanismo, quello per cui, seppur sbagliata, esisteva una "natura delle cose". Regina Case, interprete di lunga esperienza teatrale, televisiva e cinematografica, rischia d'incontrare qui il ruolo della vita e lo onora con una performance perfetta, nei tempi comici e nei toccanti momenti del retroscena (evidentemente la sua ribalta).
Pur non allargandosi oltre il testo dichiarato, il film di Anna Muylaert è un buon esempio di un cinema per tutti che non deve per forza scendere a compromessi sul tema né sul suo impianto ritmico.

Presenta Stefano Tartaglia
Ricercatore nell'ambito della Psicologia Sociale dell'Università degli Studi di Torino.

Vi aspettiamo! E' un appuntamento da non perdere!

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23 giugno 2016 – Me and Earl and the Dying Girl

Anche quest'anno siamo giunti al termine del Psicologia Film Festival e per festeggiare insieme l'arrivo dell'estate, vi invitiamo a una serata colma di allegria organizzata con il Collettivo di Psicologia!

Alle 19 siete tutti invitati ad un'APERICENA nel cortile di Palazzo Badini, via Verdi 10, Torino per la quale si chiede un contributo a prezzi popolari.

Alle 21 la proiezione della pellicola statinutense Me and Earl and the Dying Girl di Alfonso Gomez-Rejon (2015).

"Greg è un ragazzo di talento ma incapace di relazionarsi con il prossimo. Preferisce sfuggire la profondità nei rapporti e crogiolarsi nella sua eterna adolescenza insieme a Earl, il suo migliore amico, da lui definito solo “collega”. Quando la madre di Greg lo costringe a far compagnia a Rachel, una ragazza del suo liceo malata di leucemia, le barriere emozionali di Greg cominciano lentamente a crollare, lasciando spazio a un'inaspettata maturità.
I movimenti di macchina inconsueti e arditi, i dialoghi velocissimi e ricchi di citazioni e la cinefilia strabordante, che sfocia nella gag delle parodie dei classici d'autore girate da Greg e Earl, gli hanno fatto guadagnare una standing-ovation al Sundance 2015, oltre che il Gran Premio della Giuria e del Pubblico".

Presenta Simona Maggi.
Psicologa, psicoterapeuta sistemica relazionale. Lavora all'interno dell'Associazione l'Orsa Minore, dove si occupa principalmente di psicoterapia per la famiglia, la coppia e l'individuo in ambito sistemico. Insieme a Lucia Canale è la referente del Piemonte per l'Associazione CiaoLapo Onlus, dove si occupa di sostegno alle famiglie colpite da lutto perinatale e gli operatori dell'area materno infantile, promuovendo la cultura dell'accoglienza e del supporto alle famiglie, e aumentando la consapevolezza di queste tematiche nella popolazione generale.

Per concludere la serata, dopo il dibattito ci sarà un Dj set per festeggiare tutti insieme e salutarci al prossimo anno! https://www.facebook.com/events/1057004021050516/

Vi aspettiamo numerosi, non potete mancare!!!

Lo Staff del PFF

14 giugno 2016 – Terra di nessuno

Siamo giunti al penultimo appuntamento del Psicologia Film Festival e per non farci mancare niente, sarà un'anteprima regionale!
Abbiamo scelto di ospitare il film italo-francese Terra di nessuno di Jean Boiron Lajous [2015]. Il film sarà proiettato alle ore 21.00 presso il CineTeatro Baretti, via Baretti 4, Torino.

Adama, Lisa, Alessandro e Biljana sono come la città nella quale vivono. Bloccati dietro le montagne, e allo stesso tempo attratti dall’andare al largo. In questa città di confine, questi quattro giovani affrontano il quotidiano e le scelte che hanno fatto nel passato. Adama viene dal Burkina Faso. La sua lotta è totale, tra la ricerca di lavoro, le questioni burocratiche, e i problemi per trovare una casa. Biljana ha lasciato la Macedonia (ex-Yougoslavia) rinunciando ad un futuro come medico. Alessandro è nato a Trieste. Convinto, dopo aver preso troppe droghe, che ha la parte destra del cervello addormentato, fa difficoltà a trovare un lavoro e ad andarsene dalla casa della mamma. Lisa torna a Trieste e incontra queste persone, queste strade. Intorno ad ogni cosa circola un’aria strana, un’aria tormentosa.

Presenta il giovane regista Jean Boiron-Lajous.
Ha studiato cinema all’università di Lille 3 e all università di Aix-Marseille. Ha realizzato il corto La Mémoire et la Mer e le clip Une Personne-Une Ligne, prodotto da Lieux Fictifs, e Marseille en Mouvement. Ha lavorato come assistente di regia con la società di produzione Zeugma Films, con la regista Agnès Varda (Agnès de-ci de-là Varda e per la mostra video-fotografica Les Bouches du Rhône) e con Alain Bergala per la mostra Sous la Mer un Monde.

Vi aspettiamo numerosi!

Lo Staff del PFF!

26 Maggio – Land of Storms

Il 7° Psicologia Film Festival è quasi agli sgoccioli. Per il terzultimo appuntamento proponiamo l'emozionante Land of Storms, film ungherese del 2014 di Ádám Császi. Il film sarà proiettato giovedì 26 maggio h 21.00, Officine Corsare, via Pallavicino 35, Torino.

Le disavventure di Szabolcs, calciatore ungherese, innamorato di Bernard, suo compagno di squadra in Germania. Quando vengono espulsi entrambi dalla loro squadra, Szabolcs decide di abbandonare il calcio e di rientrare nel suo paese natale, l'Ungheria. Si stabilisce in una grande prateria della Puszta, lavora in una fattoria isolata che ha ereditato e incontra Áron, un ragazzo di 16 anni in cerca d'identità in una regione ultra tradizionalista. Ma Bernard arriva dalla Germania e chiede a Szabolcs di ripartire con lui, dove una nuova squadra di calcio li attende..

Il regista spiega di aver voluto girare il film lavorando su gesti sinceri e minimali, emozioni intense. Ha limitato l'uso dei dialoghi per sottolineare la difficoltà dei personaggi a verbalizzare ciò che sta accadendo loro, concentrandosi sui vissuti nascosti e non detti.
Anche se decine di film LGBT affrontano l’idea della scoperta sessuale, Csaszi trova un modo per farlo in maniera nuova e originale.

Presenterà Luca Rollè.
Ricercatore all'Università degli Studi di Torino nel Dipartimento di Psicologia, insegna Psicodinamica dell'Orientamento Sessuale. Si occupa di depressione post-partum materna e paterna, orientamento sessuale e identità di genere.

19 maggio – The Return to Homs

Giorno dopo giorno, la Siria sta diventando uno dei paesi più duramente colpiti dalle dinamiche medio-orientali e dal Califfato dell’ISIS. Allo stesso tempo, è sempre più difficile comprendere il corso della storia e gli intrecci tra le responsabilità del governo di Assad, l’emergere dei ribelli, il ruolo dei paesi occidentali.
La 14° proiezione del PFF sarà proprio dedicata alla Siria, ai suoi cittadini e alla storia di Homs, la città che è stata il principale teatro dello scontro tra i jihadisti e l'esercito di Assad, in quella che era la culla di una delle più antiche comunità cristiane d'oriente, ricco crocevia di tutti i transiti e i traffici di uomini, merci, beni primari, servizi dalla costa mediterranea, libanese verso il Nord, ma anche specchio fedele del pluralismo religioso e dello spirito comunitario che fu di questo paese.

The Return to Homs, di Talal Derki (2014).
Girato nell'arco di tre anni a Homs, il documentario segue le esistenze di due giovani uomini, costretti a cambiare le rotte dei loro sogni. Il diciannovenne Basset, portiere di calcio della nazionale, è diventato prima leader dei manifestanti, poi cantante della rivoluzione e infine combattente e leader della milizia. Il suo amico ventiquattrenne Ossama, noto giornalista e cinico pacifista, invece si è visto costretto a cambiare le sue opinioni fino ad essere arrestato dai servizi segreti militari. Assieme ai suoi eroi, il documentario ci trascina dentro il conflitto, dentro una nazione lacerata dalla nebbia della guerra

All’inizio erano proteste pacifiche ma presto si è evoluto in un assedio a Homs, battaglie e violenza in tutta la Siria, in cui sono state uccise dal regime anime innocenti. Nel giro di tre anni questo clima ha portato Abdul Basset al-Saroot a cambiare: da un attivista pacifista è diventato un leader guerrigliero.
Il film racconta un cambiamento, quello che è dovuto alle varie sfide ma soprattutto alla morte, che ha lasciato il segno in ognuno di loro: sono cambiati a causa della crescente violenza, alla perdita di persone vicine, all'ingiustizia e alla frammentazione.

Presenta . Yahya Monla, 44 anni, è fuggito dalla Siria due anni fa, poi ha vissuto in Libano. Proviene da Homs ed era un insegnate universitario di religione islamica ed era un attivista nella moschea sunnita. E' stato in carcere, accusato dal regime di Assad di aver finanziato le manifestazioni dei ribelli. Qui l'articolo:  http://torino.repubblica.it/cronaca/2016/03/02/news/un_tettoper_il_professore_in_fuga_con_tutta_la_famiglia_dall_orrore_della_siria-134620958/

Il trailer: https://youtu.be/pEriZ2XUS-w

11 Maggio 2016 – Ce qu’il reste de la folie

Manca poco all'estate e il PFF va nelle terre africane ad esplorare la follia con Ce qu'il reste de la folie di Joris Lachaise [2014]

La proiezione sarà in collaborazione con Onde Corte Nervi Tesi, rassegna cinematografica sulla psichiatria.

La scrittrice senegalese Khady Sylla fu internata nel National Hospital Psichiatrico di Thiaroye, nella periferia di Dakar. Tornando con lei in questi posti, si rivisita il territorio della sua "follia". Un luogo che funge come una cassa di risonanza, tornando nei corridoi dell'ospedale. Si incontrano diversi personaggi enigmatici e si percepiscono le contraddizioni interne alla modernità africana. Attraverso l’esperienza della malattia mentale e il trattamento di Khady, il film esplora una storia recente di indipendenza e di decolonizzazione della psichiatria del Senegal.

Presenta Andrea Pendezzini.
Medico, dottore di ricerca in antropologia. Insegna da alcuni anni etnopsichiatria e antropologia medica in contesti di formazione professionale di area sanitaria. Sta ultimando la formazione psicoanalitica presso il Centro Italiano di Psicologia Analitica (CIPA) di Milano.

In breve il trailer del film: https://youtu.be/Nzh4Jo5hnfc

Vi aspettiamo numerosi!

Lo staff del PFF

26 Aprile 2016 – Surire

Gli schermi del PFF, in questo intenso e caldo Aprile, tornano in Sud America per l'anteprima Nazionale del documentario Surire, di Bettina Perut e Iván Osnovikoff (2015). Il documentario sarà proiettato martedì 26 Aprile 2016, presso il Centro Studi Sereno Regis, via Garbaldi 33, Torino.

"Il Salar de Surire è un parco naturale sull’altopiano cileno a 4300 metri sopra il livello del mare, al confine con la Bolivia. Nei suoi dintorni abita ancora un piccolo gruppo di anziani, ultimi eredi della cultura Aymara. Il silenzio del luogo è rotto da un costante boato che proviene dai grandi macchinari delle cave, che condividono questi spazi con fenicotteri, vigogne e lama. Surire coniuga l’osservazione del particolare con il gusto per la composizione formale, descrivendo un paesaggio in cui convivono le bellezze naturali e le assurdità concepite dalla mente umana".

Presenta Federica Morelli

Vi aspettiamo numerosi come sempre!

Lo Staff del PFF

20 Aprile 2016 – Sole Alto

L'intenso aprile del PFF continua con un altro appuntamento imperdibile: l'anteprima regionale dell'attesissimo Sole Alto, di Dalibor Matanic (2015), coproduzione Croata, Serba e Slovena. La proiezione si terrà alle h 21.00 mercoledì 20 aprile 2016 presso le Officine Corsare, via Pallavicino 35, Torino. Ingresso libero con tessera Arci!

TRE DECENNI. DUE NAZIONI. UN AMORE: Sole alto racconta l’amore fra un ragazzo croato e una ragazza serba. Un amore che il regista, Dalibor Matanic, moltiplica per tre volte nell’arco di tre decenni consecutivi: stessi attori ma coppie diverse, dentro il cuore avvelenato di due villaggi balcanici. Il 1991 e l’ombra scura della guerra. Il 2001 e le cicatrici che devastano l’anima. Il 2011 e la possibile (impervia) rinascita. Una sorprendente riflessione sulla natura umana che racconta l’ex Jugoslavia per raccontare il mondo e racconta il dolore per raccontare la speranza.
Sole alto è un'opera che si alimenta di contrasti e simmetrie, un'opera dove il buio, per quanto si sforzi, non riesce mai a soffocare la luce. Matanic utilizza gli stessi villaggi come orizzonti emotivi, prima ancora che geografici, e gli stessi attori come simbolo di ciclicità.

Il Film, in anteprima al PFF, sarà distribuito nelle sale italiane dal 28 aprile.

Premi:
- Cannes Film Festival 2015 – Un Certain Regard – Premio della Giuria
- Sarajevo Film Festival 2015 – CICAE Award – Miglior Film (The Art Cinema Award)

Partecipa Christian Costamagna
Classe 1979, ha insegnato presso l'Università del Piemonte orientale nell'anno accademico 2014-2015 (corso di Storia contemporanea e dell’Europa Orientale) dove ha conseguito il dottorato di ricerca in Scienze Storiche. Nella tesi di dottorato si è occupato dell’ascesa al potere di Slobodan Milosevic nella seconda metà degli anni ’80. Ha svolto ricerche d’archivio a Belgrado e Lubiana. I suoi articoli sono apparsi su East Journal, Geopolitical Review, Geopolitica – Rivista dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie, Mente Politica, European Western Balkans, e sul LSE blog about South Eastern Europe. Costamagna è consulting analyst per Wikistrat.

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14 Aprile 2016 – TransFatty Lives

Il PFF torna con un altro interessante documentario firmato USA: Transfatty Lives, di Patrick O'Brien (2015), alle h 21.00 presso il Piccolo Cinema, via Cavagnolo 7, Torino.

Patrick O'Brien, aspirante filmmaker, ha trent'anni quando gli viene diagnosticata la sclerosi laterale amiotrofica. Nonostante la minaccia di avere pochi anni di vita davanti, comincia a documentare tutto quello che gli succede a livello corporeo. E dopo dieci anni, il suo primo film è pronto.
Da un lato c'è la Sla, il nemico. Dall'altro, il regista, soggetto e oggetto al contempo. Invece che arretrare o porre distanze, O'Brien sceglie la strada dell'immersione totale senza filtro: mostrandoci in ogni sequenza che egli è arbitrario artefice di quel che vediamo, e armato di uno humour dissacrante e provocatorio, ci mette a nostro agio, nonostante la posizione 'scomoda'. Intanto, come riesce a riadattarsi anche un corpo privato delle sue funzioni principali, il cinema rigenera i suoi meccanismi vitali: il narratore diventa la voce sintetizzata della tecnologia resa celebre da Stephen Hawking, e la cabina di montaggio è manovrata con sistemi di eye-tracking.

Partecipa Valeria Castro
Psicologa, libera professionista, iscritta all'ordine degli psicologi della Toscana. Attualmente frequenta la scuola di specializzazione in psicoterapia sistemico-relazionale presso il Centro Studi e Applicazione della Psicologia Relazionale di Prato.
È responsabile dello sportello di ascolto e sostegno psicologico per l' AISM (associazione italiana sclerosi multipla) nella sezione provinciale di Grosseto, dove svolge attività di gruppo, consulenze e sostegno psicologico per le persone con sclerosi multipla e per i familiari.
Presso lo studio MiVà ceramiche ed altre amenità, di cui é co-ideatrice, conduce laboratori di ceramica per ragazzi e adulti con disabilità.

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31 Marzo 2016 – Napolislam (Replica)

Il PFF ha organizzato un'ulteriore proiezione di Napolislam, di Ernesto Pagano (2015), visto il pienone all'evento di dicembre 2015. L'evento si terrà il 31 marzo 2016 alle h.21.00, Officine Corsare, Torino. Ingresso libero con Tessera Arci.

Napoli si affida a Dio. Solo che il Dio in questione stavolta è Allah: così hanno deciso i napoletani convertiti all'Islam protagonisti di questo film. Sono persone comuni: un disoccupato, una ragazza innamorata, un padre di famiglia che ha perduto un pezzo di sé... Persone diverse che hanno trovato nel Corano una risposta all'ingiustizia sociale, al consumismo sfrenato, al blackout della speranza. Ma la religione che hanno scelto non è solo una fede: è un sistema di regole che viene da una cultura lontana. Come conciliarla con la propria? Tra una zeppola halal e una preghiera per strada, la loro storia quotidiana getta una luce nuova, di volta in volta divertita e amara, sulla nostra società.

Partecipa Sherif El Sebaie
È nato al Cairo, ma vive a Torino da quindici anni, dove si occupa di diplomazia culturale e di politiche sociali e di integrazione. È docente del Corso Extracurriculare di Lingua Araba e Civiltà e Arti dell'Islam al Politecnico di Torino nonché consulente di enti pubblici e fondazioni private sui temi dell'immigrazione e dell'integrazione. Collabora con diverse testate giornalistiche e ha curato diverse mostre. Nel 2008 ha partecipato all'International Visitor Leadership Program del Dipartimento di Stato USA e nel 2015 è stato nominato Fellow del Simposio Internazionale di Arte Islamica Hamad Bin Khalifa.


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Rassegna 2016 – Onde Corte e Nervi Tesi

Tutti pronti per la Terza edizione di ONDE CORTE E NERVI TESI: “Documentari, cortometraggi e visioni sulla follia”

Per il terzo anno consecutivo si terrà a Torino la rassegna di proiezioni dedicate alla follia organizzata da Psicologia Film Festival, Sportello Ti.Ascolto!, e Arco Studio Associazione Arcobaleno Onlus.

Quest'anno il programma prevede:

- “Eccoli + Dinni e la Normalina + I giardini di Abele”

Due cortometraggi visionari e un documento sul primo atto del processo basagliano.

17 Marzo c/o via Virle 21  - sede dell’Associazione Arcobaleno ONLUS.

-  “87 Ore” 2015 di C. Quatriglio

Gli ultimi tragici giorni di Francesco Mastrogiovanni nel reparto psichiatrico dell’ospedale di Vallo della Lucania. Vediamo e riviviamo la sua vicenda per riflettere su TSO e contenzione meccanica.

7 Aprile c/o Cavallerizza Reale Occupata, via Verdi 9.

- “Ce qu'il reste de la folie” 2014 di J.Lachaise

Documentario francese per la seconda volta in italia dopo il festival Spaesamenti (2015).

Attraverso le esperienze di malattia mentale e il loro trattamento , il film esplora una storia recente di indipendenza e di decolonizzazione della psichiatria in Senegal .

11 Maggio c/o Cecchi Point, via Cecchi 17 (Evento parte del 7° Psicologia Film Festival).

-  “L'orizzonte del mare” 2012 di F. Zanotti

Un viaggio nei territori della cura della sofferenza mentale. Maurizio e Massimo ci conducono lungo il percorso accompagnati dalle voci e dalle riflessioni di testimoni, operatori, esperti e studiosi, che li aiuteranno a comprendere se e come è possibile distinguere tra buone e cattive prassi in psichiatria.
17 Giugno c/o Caffè Basaglia, via Mantova 34.

Tutte le proiezioni inizieranno alle 21.00 e saranno accompagnate da discussioni e dibattiti con professionisti, esperti per esperienza, familiari e persone informate dei fatti.

La rassegna è realizzata grazie alla collaborazione con Associazione culturale Sinestesia e Cecchi Point.

Vi aspettiamo numerosi!

10 Marzo 2016 – Tonnerre

Giovedì 10 marzo sarà il turno di Tonnerre, pellicola francese di Guillaume Brac del 2013 che sarà proiettata presso il Cineteatro Baretti, via Giuseppe Baretti 4, 10126, Torino.

Maxime (Macaigne), che ha lasciato provvisoriamente Parigi e per due mesi soggiorna da suo padre (Menez), è un rocker sufficientemente noto per attirare l'attenzione di Mélodie (Rigot), giovane giornalista locale che gli chiede un'intervista e con cui avvia una relazione sentimentale. Un po' disorientato in questo universo ultra provinciale, con le sue degustazioni vinicole, i suoi corsi di danza, il suo locale notturno adiacente una cripta medievale e le sue fughe nella campagna circostante avvolta nella neve (da cui il film trae un grande vantaggio visivo), Maxime compone, solo nella sua stanza con la sua chitarra elettrica e il suo computer, riducendo al minimo gli scambi con suo padre vedovo. Ma la tenerezza gioiosa delle fughe romantiche ha improvvisamente fine, senza spiegazioni da parte di Mélodie, aprendo (o forse riaprendo) una ferita molto profonda in Maxime.

Partecipa Cristina Rositano
Cristina consegue nel 2003 la laurea quinquennale in psicologia clinica e di comunità presso l’Università di Torino; effettua una formazione post-lauream in ambito neuropsicologico a Torino e a Genova. Ha collaborato in Valle d’Aosta in progetti FSE relativi al reinserimento lavorativo di persone svantaggiate e come responsabile in comunità terapeutiche; consegue nel 2009 la specializzazione quadriennale in psicoterapia cognitiva. A partire dallo stesso anno collabora come consulente presso il Servizio di Neuropsicologia del Presidio Sanitario Ausiliatrice-Fondazione Don Gnocchi Onlus a Torino ed esercita la libera professione in qualità di trainer delle funzioni cognitive e come terapeuta. Attualmente collabora con la cooperativa sociale il Margine in progetti rivolti alla reintegrazione di persone svantaggiate nel mondo del lavoro.

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Rivoluzioni dell’anima – evento UCA

In  collaborazione con l'Unione Culturale Antonicelli (UCA) e in occasione dell'evento Rivoluzioni dell'Anima che si terrà in via Cesare Battisti, 4/b, Torino, il 4 e 5 marzo, proietteremo due spezzoni tratti da "Orizzonte del mare" (su SPDC di Trieste giorni nostri) e "Fortezze vuote" (sul prebasaglia e gli esperimenti di cambiamento in Umbria). I due spezzoni verranno proiettati sabato 5 marzo alle h 16 con successiva riflessione rispetto alla tematica generale trattata dall'UCA.
L'Unione Culturale Antonelli organizza due giorni di riflessioni, dibattiti, proiezioni ed esperimenti su tematiche riguardanti la psichiatria, la psicologia e la psicoterapia. Tematiche attuali affrontate da professionisti e ospiti internazionali.

"Psichiatria, psicoanalisi, psicologia, psicoterapia, psicofarmaci. L’elenco di termini, pratiche e saperi che nel Novecento hanno imposto, proposto o promesso trasformazioni anche radicali di noi stessi potrebbe essere lungo. Nel secolo scorso si è spesso guardato nella loro direzione con speranza o paura, come se dalla natura di quegli interventi dipendessero una libertà e una felicità migliori per tutti. Una possibilità non soltanto di conoscersi e stare meglio, ma anche di organizzare la vita e la società in modo completamente diverso. Delle vere e proprie rivoluzioni dell’anima, insomma. Dalla scoperta della psicoanalisi alla legge Basaglia che abolisce i manicomi, l’ultima rivoluzione che l’Italia ha regalato al mondo, tutto nel ventesimo secolo parla di questo. La domanda delle cento pistole: “a cosa servono gli PSI?”, aveva dunque una risposta forte e chiara. Le cose oggi sono parecchio cambiate".

A questo link trovate maggiori spiegazioni sull'evento e sul programma:
www.unioneculturale.org/2016/02/rivoluzioni-dellanima

Riflessioni e spunti – Les Messagers

In seguito alla discussione del film Les Messagers, è emerso il bisogno di informarsi da fonti attendibili sulla situazione dei migranti. Vi elenchiamo qui di seguito alcune fonti segnalateci dal relatore della serata Gianfranco Crua.
Buona lettura!

http://www.meltingpot.org/
Melting Pot Europa è un progetto di comunicazione indipendente nato nel 1996 e frutto dell’impegno collettivo di associazioni, esperti, avvocati, docenti, attivisti, giornalisti, fotografi, videomakers, che mettono a disposizione il loro lavoro per la realizzazione di questo spazio di informazione e approfondimento libero, autonomo e gratuito.

http://www.watchthemed.net/
http://www.watchthemed.net/index.php/page/index/12 (alarm phone)
http://alarmphone.org/it/
Fino a 100 chiamate di soccorso e messaggi hanno raggiunto le nostre squadre di turno in una sola settimana e quasi tutte provenienti dal Mar Egeo. Ogni giorno e ogni notte le operazioni di soccorso sono state effettuate con il supporto in tempo reale del telefono di allarme – un’inaspettata inversione a U!

http://www.cronachediordinariorazzismo.org/
Cronache di ordinario razzismo è un sito di informazione, approfondimento e comunicazione specificamente dedicato al fenomeno del razzismo curato da Lunaria in collaborazione con persone, associazioni e movimenti che si battono per le pari opportunità e la garanzia dei diritti di cittadinanza per tutti.

http://dirittiefrontiere.blogspot.it/
Fondamentale; il blog di Fulvio Vassallo Paleologo

http://siciliamigranti.blogspot.it/
siciliamigranti è una finestra sulla situazione dei migranti in Sicilia. E' il blog di un progetto di monitoraggio e pronto intervento in risposta alle politiche migratorie, contingenti ed emergenziali, messe in atto dal governo italiano per gestire l'arrivo dei profughi provenienti dalla regione del Maghreb e dalla Libia.

16 Febbraio 2016 – Les Messagers

Il Psicologia Film Festival torna al Sereno Regis per il primo documentario del 2016: Les Messangers di Hélène Crouzillat e Laetitia Tura (2014).
Ore 21.00 @ Sala Poli - Centro Sereno Regis, via Garibaldi 13.

Les Messagers racconta di un viaggio attraverso il Sahara per raggiungere il confine più estremo dell’Europa, le enclavi spagnole di Ceuta e Melilla in territorio marocchino. Il messaggio è consegnato dai sopravvissuti, i depositari della memoria dei dispersi, gli unici a resistere all’inevitabilità della scomparsa. Una scomparsa atroce e senza appello dei corpi inghiottiti dal mare e dalla frontiera, dove sono finiti coloro che sono partiti e mai arrivati a destinazione? Quali erano i loro nomi? Mentre i testimoni oculari  riallacciano il filo di quei momenti, la sobria testimonianza del capo della Guardia Civile spagnola riporta alla concretezza della natura del confine, la barriera high tech, connubio perfetto di sicurezza e umanitarismo.

Prima del film sarà proiettato Integrazione a Parole, un cortometraggio di Paolo e Riccardo Sarà (2013).
Dieci abitanti del quartiere torinese di San Salvario provenienti da altri paesi scelgono la loro parola italiana preferita e spiegano il perché della scelta. E come sempre dietro alle parole si nascondono altre storie da raccontare.

Presenta Gianfranco Crua, presidente di SUR, Società Umane Resistenti, e viaggiatore con CarovaneMigranti che ha promosso la prima Carovana italiana per i diritti dei migranti, per la dignità e la giustizia (carovanemigranti.org).

 

21 gennaio 2016 – The Strange Little Cat

Il 2016 del PFF inizia con un'altra anteprima nazionale! Un lungometraggio tedesco The Strange Little Cat di Ramon Zürcher (2013).

Ore 21.00 @ Cineteatro Baretti - via Giuseppe Baretti 4, entrata libera.
I fratelli Karin e Simon sono in visita dai loro genitori e la loro sorellina Clara. Quella sera, altri parenti saranno unirti a loro per la cena. Questa sequenza di scene di famiglia in un appartamento di Berlino crea un meraviglioso mondo della quotidianità: andare e venire, le conversazioni, tutti i tipi di azioni, ogni movimento che porta alla successiva, una parola dopo l'altra. Si tratta di una reazione a catena con attenzione messa in scena di azioni e frasi. E in mezzo, sguardi silenziosi e aneddoti su esperienze. Mettere le assurdità della vita quotidiana in mostra, il film riunisce dettagli apparentemente non spettacolari e frammenti in una coreografia emozionante della vita di tutti i giorni.

Partecipa Marco Bianciardi
Psicologo e psicoterapeuta sistemico, è laureato in Filosofia presso l’Università di Torino e in Psicologia presso l’Università di Padova. Si è formato alla clinica sistemica presso l’Istituto di Terapia Familiare diretto a Roma da Maurizio Andolfi e presso il Centro Milanese di Terapia della Famiglia diretto da Luigi Boscolo e Gianfranco Cecchin. Il confronto tra questi due approcci clinici ed i rispettivi metodi di formazione è il tema dell’articolo, scritto con Marina Galliano, "Ipotizzare o provocare: analisi e confronto di due scuole di terapia familiare", uscito su Terapia Familiare nel 1983. La formazione psicoanalitica personale, iniziata con il prof. Carlo Ferraris, è stata portata a termine con la dr.sa Maria Teresa Palladino a seguito della prematura scomparsa del prof. Ferraris. Ha lavorato per anni come Psicologo presso i Servizi Pubblici, dapprima nei servizi per minori, consultoriali, ed il SERT della zona di Ciriè (TO), e successivamente presso i Servizi Psichiatrici della ASL di Torino nord, ove ha diretto il Servizio di Terapia Familiare. Dal 1986 è didatta del Centro Milanese di Terapia della Famiglia, presso cui ha svolto il ruolo di Responsabile della Attività Didattica dal 1999 al 2003. Attualmente è Direttore e Responsabile Scientifico della Associazione Episteme e Responsabile della Didattica dei Corsi di Specializzazione in psicoterapia sistemico-relazionale del Centro Milanese presso la sede di Torino. E' stato consigliere dell'Ordine degli Psicologi del Piemonte in tre differenti mandati, e nel secondo di questi ha rivestito la carica di vice-presidente dell'Ordine.

Infine, il trailer del film: https://www.youtube.com/watch?v=F7iUgGAiKbQ

 

17 Dicembre 2015 – Wetlands

Prima di lasciarvi alle vostre famiglie per la sosta natalizia, vi aspettiamo per l'ultima serata del 2015, organizzata in collaborazione con Fish&Chips Film Festival, primo festival internazionale del cinema erotico (Torino: 14-17 gennaio), con la proiezione in anteprima nazionale di Wetlands, di David Wnendt (2013).

Ore 21.00 @ Il Cubo - Officine Corsare - via Pallavicino 35, ingresso libero con tessera ARCI

Helen è un'adolescente anticonformista in rapporto conflittuale con i genitori. Sta praticamente sempre con Corinna, la sua migliore amica, con la quale infrange un tabù sociale dopo l'altro. Il sesso è per lei una forma di ribellione, un modo per contrastare l'etica borghese convenzionale. Quando si taglia malamente cercando di rasarsi le parti intime, Helen finisce all'ospedale, dove in poco tempo solleva un gran polverone. E conosce Robin, un infermiere di cui ben presto si innamorerà.

Partecipa alla serata Fabio Veglia
Professore ordinario di Psicologia Clinica presso l’Università degli studi di Torino, è docente di Psicologia clinica, Psicoterapia cognitiva, Psicologia e psicopatologia dei processi cognitivi e del comportamento sessuale. Si occupa in particolare di: psicologia e psicopatologia dell’apprendimento, psicologia dell’handicap e psicologia della riabilitazione, psicologia e psicopatologia dello sviluppo e dell’attaccamento, psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale, sessuologia clinica,
psicosessuologia applicata all’handicap e alla disabilità, metodologia dell’approccio narrativo in psicoterapia.

Trailer
Scheda film
Focus

 

2 dicembre 2015 – Napolislam

Il 2 dicembre il PFF torna al Cinema Baretti con un film che sta facendo molto discutere, soprattutto dopo che l'Islam è tornato al centro di dibattiti politici e sociali: Napolislam di Ernesto Pagano (2015). Il documentario verrà proiettato alle h.21 al CineTeatro Baretti, via Giuseppe Baretti 4, Torino. Ingresso libero.

Eccovi qualche piccola nota sul film e il trailer
Napoli si affida a Dio. Solo che il Dio in questione stavolta è Allah: così hanno deciso i napoletani convertiti all'Islam protagonisti di questo film. Sono persone comuni: un disoccupato, una ragazza innamorata, un padre di famiglia che ha perduto un pezzo di sé... Persone diverse che hanno trovato nel Corano una risposta all'ingiustizia sociale, al consumismo sfrenato, al blackout della speranza. Ma la religione che hanno scelto non è solo una fede: è un sistema di regole che viene da una cultura lontana. Come conciliarla con la propria? Tra una zeppola halal e una preghiera per strada, la loro storia quotidiana getta una luce nuova, di volta in volta divertita e amara, sulla nostra società.

Il trailer: https://www.youtube.com/watch?v=oaJ9ckEFKEM
Presenterà il prof. Sherif El Sebaie
È nato al Cairo, ma vive a Torino da quindici anni, dove si occupa di diplomazia culturale e di politiche sociali e di integrazione. È docente del Corso Extracurriculare di Lingua Araba e Civiltà e Arti dell'Islam al Politecnico di Torino nonché consulente di enti pubblici e fondazioni private sui temi dell'immigrazione e dell'integrazione. Collabora con diverse testate giornalistiche e ha curato diverse mostre. Nel 2008 ha partecipato all'International Visitor Leadership Program del Dipartimento di Stato USA e nel 2015 è stato nominato Fellow del Simposio Internazionale di Arte Islamica Hamad Bin Khalifa.

Per maggiori approfondimenti visitate la nostra sezione Focus http://psicologiafilmfestival.com/focus/

Vi attendiamo numerosi!

Lo staff del PFF

19 novembre 2015 – Maternity Blues

Lo Psicologia Film Festival prosegue la sua corsa con una pellicola tutta italiana: Maternity Blues di Fabrizio Cattani (2011). La proiezione si terrà giovedì 19 novembre, alle h 21.00, presso le Officine Corsare, via Pallavicino 35, Torino. Entrata libera con tessera ARCI.

La trama in breve
Clara è una giovane donna che, in conseguenza ad una depressione post-partum, ha annegato i suoi due figli. Ricoverata in una struttura psichiatrica in Toscana, entra in contatto con una comunità di donne-Medee che hanno tutte affrontato il gesto estremo dell'infanticidio. Durante il ricovero, stringe rapporti con le tre compagne di stanza Eloisa, Rina e Vincenza, ognuna dotata di un carattere estremamente diverso e di una complessa fragilità. Mentre la vita nell'istituto procede fra sedute di terapia di gruppo, piccole crisi e felici momenti di festa, al di fuori Luigi, il marito di Clara, cerca lentamente di ricostruirsi un'esistenza serena, senza smettere di amare la donna che gli ha dato e poi portato via i suoi figli.

E il trailer del film per una piccola anticipazione: https://www.youtube.com/watch?v=l1pzRt1prZ4

Dopo il film il dibattito sarà animato da Marina Pennafina, una delle protagoniste del film, Chiara Chevallard, Psicologa e specializzanda in Psicoterapia e Alessandro Serralunga, dottore in Ostetricia.

Marina Pennafina
Nata nel 1963 a Nettuno (Roma), si è diplomata presso la scuola di recitazione "Leonardo Bragaglia", ha seguito corsi di recitazione di Fausto Costantini e di Living Theatre con Christine Cibils; Ha frequentato gli stage biennali di teatro-danza contemporanea con Pina Bausch, Lindsay Kemp e Lucia Poli.
Durante la sua carriera teatrale, ha lavorato come caratterista a fianco di attrici di rilievo come Alida Valli, in Così è se vi Pare, e Paola Borboni, nel Berretto a Sonagli, drammi di Pirandello diretti da Mauro Bolognini.
Nel 1993 debutta nella fiction televisiva La famiglia Ricordi, a cui seguiranno numerose altre partecipazioni in produzioni Rai e Mediaset. Nel 2011 è stata una delle tre protagoniste del film Maternity Blues; in precedenza aveva fatto parte dell'allestimento teatrale del soggetto From Medea (2002), di Grazia Verasani.

Chiara Chevallard
Psicologa, specializzanda in psicoterapia cognitivo-costruttivista, consulente sessuologa, nel 2015 ha conseguito il corso di perfezionamento post laurea dell'Universidad de Barcelona "Salute mentale e intervento psicologico con migranti, minoranze e persone socialmente escluse". Nel 2012 si è laureata presso l'Università di Torino con la tesi "Depressione Postnatale: fattori di rischio e prevalenza in un campione di donne italiane". Attualmente lavora come psicologa in un servizio per persone sopravvissute a violenza e in un centro dove si dedica al supporto psicologico rivolto ai migranti. Infine è specializzanda in psicoterapia presso il Centro di Salute Mentale dell'A.S.L. TO1 di via San Secondo.

Alessandro Serralunga
Dottore in ostetricia, laureatosi nel 2011, si dedica alla progettazione di un servizio di assistenza al puerperio delle donne (periodo di alcune settimane successivo al parto). Porta avanti progetti socio-sanitari. Attualmente svolge attività di Ricerca e Promozione nel settore socio-sanitario ed interculturale in particolare come responsabile dei servizi sanitari per l'ANGI (Associazione Nuova Generazione Italo-cinese); si occupa di impresa come startupper nel settore Social Innovation.

Vi attendiamo numerosi per discutere insieme di questa tematica! Non mancate!

Lo staff del PFF!

5 novembre 2015 – The Look of Silence

Dopo la sconvolgente proiezione dello scorso anno di The Act of Killing, il PFF propone il nuovo film di Joshua Oppenheimer, in cui le vicende della dittatura indonesiana, vengono raccontate non più dai carnefici, ma dalle vittime. La proiezione si terrà giovedì 5 novembre alle h 21.00 presso Hub Cecchipoint, via Antonio Cecchi, Torino. Entrata gratuita.

The Look of Silence è un film documentario ambientato in Indonesia. Tra il 1965 e il 1966 il generale Suharto prende il potere e dà il via a una delle più sanguinose epurazioni della Storia. Con la complicità e il supporto dell’esercito indonesiano, gruppi para-militari massacrano oltre un milione di persone, tra comunisti, minoranze etniche e oppositori politici. Nato nel 1968, Adi non ha mai conosciuto suo fratello, mutilato e ucciso barbaramente da alcuni membri del Komando Aksi nell’eccidio del Snake River. Il regista Joshua Oppenheimer, che già aveva rotto il silenzio sul genocidio indonesiano con il suo acclamato The Act of Killing scioccando pubblico e critica di tutto il mondo, porta Adi a incontrare e confrontarsi con i responsabili di quell’atroce delitto, in un percorso che ha come obiettivo quello di tutti i grandi viaggi: la ricerca e l’affermazione della verità.

Il trailer: https://www.youtube.com/watch?v=9p0EO4K1rwQ

Joshua Oppenheimer Lincoln è un regista americano (classe 1974) che vive in Danimarca. E’ stato nominato ad Oscar ed ha vinto nel 2014 il MacArthur "Genius" Award.
Il film d’esordio ha vinto un oro Hugo dal Chicago International Film Festival nel 1998. Dal 2004 al 2012, ha prodotto una serie di film in Indonesia. Nel 2012 ha presentato in anteprima The act of killing al Telluride Film Festival, con il quale ha vinto diversi premi tra cui European Film Award come miglior documentario, un Premio del Pubblico Panorama e un Premio della Giuria Ecumenica del Festival 63 ° Berlin International.

Il film sarà presentato da Stella Brancato e David Barbaglia, dell'Associazione Psychetius e della Cooperativa Co.Me. – Conflict Mediation Onlus.

L'Associazione Psychetius si occupa di promuovere e realizzare l’attività di ricerca in psicologia e criminologia, di facilitare la diffusione delle conoscenze scientifiche mediante l’organizzazione di riunioni, congressi e seminari, di assistere e aiutare detenuti, ex detenuti e loro familiari, accrescendo il benessere dei soggetti destinatari, favorendone l’inclusione sociale, l’integrazione e salvaguardandone i diritti.

Co.Me. – Conflict Mediation Onlus lavora da anni nel settore della gestione dei conflitti e si regge su figure professionali di alta qualificazione (docenti universitari) e di profonda competenza riconosciuta in tutti gli ambiti nazionali ad europei di studio, ricerca e pratica della gestione dei conflitti. Si tratta di professionisti che in più di dieci anni di attività in questo settore hanno affrontato centinaia di conflitti e hanno sensibilizzato e formato sull’argomento diverse migliaia di persone in tutti i contesti di vita (insegnanti, poliziotti, controllori, studenti, operatori sociali, giudici, avvocati, genitori, lavoratori di sportello, politici, urbanisti, dirigenti …).
Agisce anche sui contesti del conflitto per programmare e attivare interventi utili alla sua gestione. Si rivolge a chi vuole saperne di più sul conflitto e a coloro che vorrebbero poter agire correttamente nel conflitto di altri. In questo caso vengono svolti corsi di sensibilizzazione e formazione alla gestione dei conflitti, con diversi livelli di qualificazione e di riconoscimento.

22 ottobre 2015 – Force Majeure, di Ruben Östlund

Dopo la pausa estiva prende il volo la 7° edizione dello Psicologia Film Festival, giovedì 22 ottobre con la proiezione del film svedese Force Majeure (2014) di Ruben Östlund presso le Officine Corsare, via Pallavicino 35, Torino. Ingresso gratuito con tessera ARCI ;)

Tomas e Ebba sono i genitori di Vera e Harry. Tomas lavora molto, dunque parte per questa vacanza sulle Alpi con grandi aspettative dato che ci sarà ad accogliere la famiglia un hotel di lusso e giornate interamente dedicate allo sci. Ma accade un imprevisto. Mentre siedono per pranzo ai tavoli all'aperto di un ristorante panoramico, una valanga si dirige a grande velocità verso di loro e pare destinata a travolgerli. L'istinto di Tomas è quello di mettersi in salvo il più in fretta possibile, l'istinto di Ebba è quello di proteggere i figli, fortunatamente la valanga si arresta e i quattro rientrano sani e salvi. Ma qualcosa nella coppia si è incrinato ed è una crepa che è destinata ad aprirsi sempre di più. Il regista ci svela una crisi di coppia, con tortuosità psicologiche e tormenti che inevitabilmente ricordano il gran connazionale del regista Östlund, Ingmar Bergman, immersa però in una cornice di riflessioni neodarwiniane sull’istinto di sopravvivenza, se non proprio sulla "struggle for life". Cosa succede di noi in situazioni di emergenza? Come reagiamo?

Il trailer del film: https://youtu.be/I6H8Oh1eg8A

Il regista
Östlund ha iniziato la sua attività negli anni novanta come regista di video sciistici, per poi andare a studiare alla scuola di cinema di Göteborg, presso la quale si è laureato nel 2001. Nel 2004 ha diretto il suo primo lungometraggio non documentaristico, Gitarrmongot (noto anche come The Guitar Mongoloid). Il film ha vinto il premio FIPRESCI alla 27ª edizione delFestival cinematografico internazionale di Mosca ed è stato candidato al Nordic Council Film Prize. Il cortometraggio di Östlund Händelse vid bank (o Incident by a Bank) ha vinto il Golden Bear come miglior cortometraggio alla 60ª edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino[5] e il Grand Prix al Tampere Film Festival nel 2011. Nel 2008 e nel 2011 rispettivamente, Östlund ha diretto altri due lungometraggi, De ofrivilliga (o Involuntary),  Play e nel 2014 Turist (Forza Maggiore).

Dopo il film, il dibattito sarà condotto dalla Dott.ssa Tina Romeo, Psicologa e Psicoterapeuta ad indirizzo Umanistico Esistenziale, dottoranda presso l'Università di Torino. Si occupa di clinica e di ricerca nell'ambito della psicosomatica e dell'oncologia presso il reparto di Psicologia Clinica e Oncologica, Città della Salute e della Scienza di Torino. E' inoltre cultore della materia in "metodi e strumenti per gli interventi di cura" presso il corso di Laurea magistrale di Psicologia Clinica: salute e interventi nella comunità, Università di Torino. Ha una pregressa esperienza nell'ambito delle tossicodipendenze e svolge la propria attività di libera professionista presso uno studio privato.




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