# Focus – Vita Nova

Eccovi alcune recensioni del film:
Laura e Danilo sono una coppia, una coppia artistica e nella vita privata. Non riuscendo ad avere un figlio decidono di intraprendere la strada della fecondazione assistita. Nei mesi che precedono il primo tentativo di PMA (Procreazione Medicale Assisitita) sono spaesati e si rendono conto non solo della complessità dell’esperienza che stanno per affrontare, ma anche della componente emotiva che mette in discussione tutta la loro vita, come singoli e come coppia. Decidono allora di filmarsi per lasciare una traccia di quello che stanno vivendo, per elaborare e in futuro poter condividere con altre persone, attraverso un film – intitolato Vita Nova – questa esperienza intensa e inaspettata. Presentato nella sezione Concorso Italiano del festival del documentario Visioni Fuori Raccordo, Vita Nova è stato diretto da entrambi i protagonisti: Laura D’Amore e Danilo Monti.
Vita Nova è un documentario e, come tale, presenta i canoni tecnici tipici di questo genere, con inquadrature statiche, meccanismi registici semplici e tempi di narrazione senza una connessione filmica che non sia quella dettata dai tempi che altro non sono se non i tempi della vita vera. Ciononostante la particolarità, e il pregio di Vita Nova, è proprio quello di essere un film teneramente spontaneo. Chi lo guarda, si trova profondamente intenerito e scosso dalle reazioni di entrambi i protagonisti – ma soprattutto di Laura – quando ha novità importanti circa l’arrivo di una gravidanza, di una vita nuova.
Il documentario è un’opera generosa concepita come un reportage, in cui i desideri di due persone vengono esposti con purezza e disincanto, senza retorica e con una sapiente dose di dolcezza, espressa come sentimento naturale che unisce due persone in un percorso intimo e molto profondo come può essere quello della fecondazione assistita, inseguendo il sogno di diventare genitori, del miracolo della vita come fatto assolutamente non scontato e dell’attuale condizione di  una coppia in cerca di un figlio.
Il racconto di Vita Nova è quanto più espresso in maniera diretta e ci conduce in tempo reale nella vita di coppia di Danilo e Laura, permettendoci di toccare con mano le loro aspettative e le loro speranze, fino a – purtroppo – la loro cocente delusione. Il film, però, termina con una riprova di ennesima fiducia da parte della coppia, esternata amorevolmente proprio da Laura al telefono con la sua mamma. Altri momenti di emozione e affetto sono quelli del confronto tra i due protagonisti della vicenda: le coccole, un’improvvisata danza nel salone di casa, le diverse telefonate per informare chi aspetta di ricevere una bella notizia. Sono gli attimi scanditi dalla semplicità a fare di Vita Nova un film da giudicare guardando oltre il mezzo filmico, per apprezzarne solo il messaggio.
Con un linguaggio minimale ma non per questo semplicistico, il film di Monti e D’Amore, riesce a essere un documentario particolarmente significativo per chi ha vissuto o sta pensando di intraprendere un percorso di (iniziazione alla) vita come quello dei protagonisti, riuscendo però anche a coinvolgere chi non è per niente a conoscenza di dinamiche possibili solo in un determinato frangente.
Il miracolo della vita non perde del suo fascino anche se avviene in una fredda provetta di un algido laboratorio.
Quello che ci raccontano Laura e Danilo è che le ansie, le preoccupazioni, tutte le dinamiche psicologiche dell’avvicinarsi alla maternità e alla paternità sono sempre le stesse, sia che si concepisca in modo naturale che in provetta. Se il cinema di Danilo Monte assomiglia a una seduta psicanalitica, lo spettatore non è chiamato a svolgere il ruolo di analista, ma a riconoscersi nelle similitudini con la propria vita, a condividere gioie e dolori. Laura e Danilo hanno partorito un film dalla loro esperienza e la loro operazione cinematografica non è certo un qualcosa di sterile.

Infine un'interessante intervista ai registi, al Festival dei Popoli:
"Il film racconta, senza filtri e con naturalezza, il percorso intrapreso dalla coppia di registi per il concepimento di un figlio attraverso la fecondazione assistita. I due registi proiettano gli spettatori all’interno della loro casa, della loro intimità durante un cammino della vita di coppia che può sembrare naturale e che invece diventa un percorso fatto di emozioni, gioie, pianti, comprensibili dubbi ed infinite attese burocratiche.

Abbiamo avuto il piacere di intervistare la coppia di registi dopo la proiezione del film.

Ringraziamo Danilo Morante e Laura D’Amore per essere con noi per rispondere ad alcune domande. Per prima, ovviamente, ci potete dire come è nata l’idea di raccontare una storia così intima e personale?
DM- La cosa nasce dal film precedente che avevo fatto con mio fratello, un’altra storia personale che parla del nostro rapporto. Durante le proiezioni il feedback umano è stato pazzesco, non ci sono mai stati giudizi morali da parte degli spettatori.
Nel momento in cui ci stava per succedere questa cosa ho chiesto a Laura se le andava di provare a filmare. Questo è un tipo di progetto che non si sa a priori se andrà in porto; c’è stato anche un momento durante il montaggio in cui abbiamo pensato di non farne più di nulla.

LDA- Io ho accettato la richiesta di Danilo di riprendere questo percorso prima di tutto perché mi fido di lui ed anche perché parlando con moltissime donne mi sono accorta che la fecondazione assistita, in Italia, è ancora un tabù. E’ stata un’occasione per noi per condividere la nostra esperienza ed un’occasione per le altre coppie di parlarne.

Immaginando il progetto credo che ci siano state molte ore di girato ed in fase di montaggio abbiate dovuto fare molta selezione. Come siete arrivati alla versione definitiva di Vita Nova di 80 minuti?
DM- In realtà il montaggio è stato un riassunto del girato e della nostra esperienza ed è stato molto semplice e lineare per noi. Anche dal punto di vista umano e di coppia è stato semplice, non abbiamo mai discusso. La cosa bella è stata che nel momento in cui non riuscivamo ad avere un figlio abbiamo creato quest’opera che è venuta fuori come un parto naturale, senza complicazioni.

Da un punto di vista del rapporto di coppia è stato difficile? In definitiva stavate facendo entrare lo spettatore in casa vostra, nella vostra intimità
DM- La telecamera è come una persona. Man mano la maneggi ci entri in confidenza e dopo un po’ non diventa altro che una protesi del proprio braccio. C’è stato anche e soprattutto il mio voler giocare con le opportunità offerte dal nostro percorso di avere un figlio.

LDA- Sono tutti momenti molto forti a causa di quello che stai passando emotivamente. E’ tutto molto intenso quindi non c’è neanche il modo di concentrarti sulla telecamera. Comunque di base c’è la fiducia.

Perché avete deciso di ricorrere alla fecondazione assistita? In Italia è ancora un tabù, secondo voi perché?
LDA- Il desiderio di avere un figlio non è facile da descrivere a parole ma è un sentimento molto forte. Alcuni, come me, lo provano mentre altri non ne sentano il bisogno ed è giusto in entrambi i casi. Una volta che ti nasce dentro questo bisogno senti la voglia di allargare la vita di coppia alla cui base c’è l’amore.
Quando abbiamo capito che per noi sarebbe stato estremamente difficile avere un figlio abbiamo iniziato ad indagare le cause mediche alla base di questa difficoltà e le possibili soluzioni. Ad ogni step prendi la decisione di andare avanti.
Per quanto riguarda la situazione generale, in Italia, è molto difficile parlare di fecondazione assistita forse perché è, anche se indirettamente, collegata al sesso. Per molti c’è forse la paura di mostrarsi fragili al mondo non essendo in grado di dare la vita e questo impedisce di parlarne

DM- E’ anche uno dei motivi per cui abbiamo fatto questo film. Ci accorgevamo che più i giorni passavano sempre più persone ci dicevano di aver intrapreso il percorso della fecondazione assistita dopo che noi iniziavamo a raccontare la nostra esperienza. Molto spesso queste persone ci confessavano di non averlo mai confidato a nessuno.

Il titolo del film è Vita Nova, un titolo dantesco. Come mai avete optato per questo titolo?
DM- Il nome completo di Laura è Laura Beatrice D’Amore ed è un nome molto stilnovista.
Vita Nova è il primo componimento di Dante, la sua vita si rinnova attraverso la sublimazione dell’amore e ci sembrava riassumesse bene il nostro sublimare l’amore e la voglia di avere un figlio attraverso il documentario.

Dopo un film del genere diventa difficile pensare a quale possa essere un progetto futuro. Avete già qualcosa in mente?
DM- Qualcosa c’è già in mente, la cosa va avanti. Per me questo è stato il secondo film e questa strada autobiografica ha quasi una valenza terapeutica e credo di continuare su questa strada.
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