# Focus – The Return to Homs

i manifestanti di quella che nel 2011 era ancora la protesta pacifica dei siriani cantano per le strade l'orgoglio di Homs, la "capitale" della rivolta contro il regime di Damasco. La macchina da presa di Talal Derki inizia a girare in questo periodo le immagini che, dopo tre anni di lavoro, diventeranno il documentario Return to Homs
"Siamo o non siamo gli eredi di Khaled?". I rivoluzionari di Homs si fanno coraggio così, evocando la figura di Khaled ibn al-Walid, il condottiero dell'Islam che ha il suo santuario - danneggiato dagli scontri - nel quartiere di Khaldiyeh.
A capo delle manifestazioni, a intonare gli slogan, c'è Abdel Basset Sarout, portiere diciannovenne della nazionale di calcio giovanile e del Karama, il team della città. Insieme a lui Usama al-Homsi, uno dei molti attivisti che impugneranno una telecamera e un computer portatile, per raccontare dall'interno quanto succede in un Paese dove per i giornalisti diventerà sempre più pericoloso entrare.
In novanta minuti, Return to Homs racconta l'evoluzione della guerra di Siria e il mutamento inevitabile di due dei suoi protagonisti. Basset, che lascia il megafono da cui lanciava gli slogan per il fucile, quando la repressione delle proteste si fa più dura. Usama, che continua il suo lavoro da attivista, fino a che, ferito, lascia la città e viene incarcerato dal regime, di ritorno da un ospedale sul confine siro-libanese. Presentato lo scorso anno al Festival del documentario di Amsterdam, premiato al Sundance Festival, il film di Talal Derki racconta la storia di una città e di una nazione attraverso le vicende individuali di due uomini, di 19 e 24 anni.
Nel tentativo di spiegare il dramma siriano, Return to Homs non risparmia nulla agli spettatori: non i cadaveri dei bambini, ma neppure la devastazione dei quartieri contesi, da cui chi ha potuto è scappato. Altri sono rimasti fino al 2014: oltre mille persone sono state evacuate a febbraio, durante un tregua concordata tra ribelli e forze governative.
"Non immaginavamo che il film sarebbe stato ultimato prima della fine della rivoluzione", dice Orwa Nyrabia, che a causa del documentario è stato arrestato e trattenuto per tre settimane nel 2012, poi costretto a lasciare la Siria. Prima della conclusione di Return to Homs, la città e gli affetti di Basset, rimasto unico protagonista, si sgretolano: distrutti gli uni, morti e feriti gli altri.
- Andrea Cortellari, Il Giornale

Il film Return to Homs si è aggiudicato il World Cinema Grand Jury Price For Documentary al Sundance Festival. La pellicola, diretta dal regista siriano Talal Derki, offre uno spaccato delle prime proteste del tutto pacifiche intraprese in Siria e delle circostanze che hanno portato al passaggio all’azione armata. Talal Derki ha confessato che le riprese hanno rischiato di fermarsi poiché costituivano una minaccia per i protagonisti che potevano finire in prigione o essere uccisi, e lo stesso poteva toccare alla troupe. Il film è stato proiettato in anteprima mondiale nel novembre 2013 nella serata inaugurale del Festival internazionale del Documentario di Amsterdam (IDFA). La co-produzione siriana-tedesca ha ricevuto il supporto di istituti culturali e media e ha visto la partecipazione del tedesco Hans Robert Eisenhower e di Diana El Jeiroudi.
- Yousef Shaykhu, Orient-News

Infine, un'interessante intervista al regista.
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