#Focus – Laurence Anyways

Giunto al suo terzo lungometraggio in quattro anni Xavier Dolan è pronto per la prova della maturità. Dopo un esordio sorprendente in cui faceva i conti con sé stesso, con l'ossessione per la madre e per il proprio orientamento sessuale (J'ai tué ma mère, 2009), e un secondo film, ancor più stilizzato, in cui giocava intelligentemente con i cliché della commedia e dei ménage a trois cari a tanta nouvelle vague (Les Amours Imaginaires, 2010), con Laurence Anyways il baby-regista del Québec si sposta dal centro della scena, concependo il suo progetto più ambizioso senza esserne il protagonista.

Laurence Alia è un docente di letteratura trentacinquenne il cui primo libro di poesie sta per essere premiato e convive con una donna indipendente di nome Fred - gara di bravura attoriale tra Melvil Poupaud e Suzanne Clément. La sua vita sembra tranquilla, appassionato al suo lavoro, innamorato della ragazza con la quale è solito fare liste nei momenti più disparati. Ciononostante, è possibile intuire l'instabilità emotiva del protagonista attraverso il riflesso filmico abilmente composto da Dolan, il quale, nel primo quarto d'ora, passa rapidamente in rassegna la quotidianità di Laurence con un montaggio sincopato ed ellittico, corredato da un attento uso del sonoro che, tra cambi di tono e di volume, sottolinea la crescente alienazione del personaggio, il suo distacco. La turbolenza finisce per esplodere nella confessione all'autolavaggio, dove l'uomo ammette a se stesso e a Fred di aver vissuto in una farsa per trentacinque anni. Che lui è una donna, intrappolato in un corpo con attributi in cui non si riconosce.

La sessualità e come ci si rapporta ad essa sono due dei fulcri dei film di Dolan, punti fermi che poi vengono sviluppati di volta in volta attraverso forme e codici differenti. In Laurence Anyways l'interessante non riguarda soltanto la questione del "gender", la diffrazione della personalità in base alla collocazione sessuale, aspetto che viene trattato comunque con notevole cura per le dinamiche psicologiche tra i vari personaggi, quanto il lavoro che viene fatto sul genere cinematografico di riferimento. Infatti, la storia squadernata da Dolan porta con sé i topoi del melodramma: all'amore puro che diviene impossibile perché extra-coniugale o a causa delle differenze di classe, il regista canadese sostituisce la differenza di genere, l'accettazione (o meno) di un sesso in transito, di un corpo in trasformazione. Dolan realizza un melodramma purissimo, logorante per come si estende senza posa verso il futuro con un unico leitmotiv: la certezza che due esseri continuino ad amarsi anche se impossibilitati ormai a stare insieme. L'odissea di Laurence è lunga i fondamentali dieci anni della sua trasformazione in donna, dal 1989 al 99, giro di boa di un secolo e di un millennio. Dopo il coming out cambia la percezione che il mondo ha di Laurence, e il coraggio non basta per risolvere il suo contraddittorio cammino per sentirsi pienamente se stesso. Mantenendo una costante tensione emotiva, anelando verso una felicità che si manifesterà solo in maniera transitoria ed effimera, Dolan muove i suoi personaggi nello spazio e nel tempo facendoli confliggere - dopo la prima parte - nei momenti chiave della vita dello scrittore, piazzando in coda il loro primo incontro, ormai un ricordo spazzato via dal vento di un autunno incombente.
- Giuseppe Gangi, Ondacinema
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