# Focus – Land of Storms

"Non è mai troppo presto per riconsiderare il proprio percorso e Szabi (Andras Suto) lo capisce mentre gioca a calcio per una squadra tedesca. Succede qualcosa, e il giovane torna in Ungheria, nella fattoria ora deserta dei genitori. Una sera, Szabi sente che qualcuno sta cercando di rubare una sua vecchia bicicletta e incontra così Aron (Adam Varga), un ragazzo del villaggio. Nella sceneggiatura di Ivan Szabo e Csaszi, a un pugno in testa segue un’amicizia spontanea: Aron inizia presto ad aiutare Szabi a riparare la sua casa fatiscente. L’arrivo di Bernard (Sebastian Urzendowsky), ex compagno di squadra di Szabi, complica ancora di più le cose.
Anche se decine di film LGBT affrontano l’idea della scoperta sessuale, Csaszi trova un modo per farlo in maniera nuova e originale. Suto e Varga hanno una vera chimica sullo schermo, e la macchina da presa di Marcell Rev sfrutta la bellezza dei campi circostanti e alcune interessanti scelte artistiche. Inoltre Csaszi fa recitare i personaggi in una coreografia interessante e molto bella: che nuotino, bevano dalla stessa bottiglia, mettano chiodi sul tetto della fattoria o semplicemente una porta sui cardini. Quest’ultimo è un momento di grande bellezza — i due ruotano per trovare la posizione migliore, sorridendosi attraverso la vetrata.
Land of Storm è una storia d’amore e d’intolleranza, e la decisione della sceneggiatura sul finale potrebbe risultare controversa per una parte del pubblico. Sembra che Szabo e Csaszi abbiano voluto evitare accuse di prevedibilità della storia, scegliendo un destino non plausibile e troppo precoce per i suoi protagonisti ma che non danneggia l’ottima e coinvolgente prova cinematografica."
-Estratto di Stefan Dobroiu, Cineuropa-

Qui trovate due interviste al regista sul suo lungometraggio.
1. Qual è stata la sfida maggiore di Land of Storms?
Adam Csaszi: Volevo fare un film che lavorasse su gesti sinceri e minimali, con un forte dramma alla base ed emozioni intense che emergono solo di rado. Ho evitato di usare i dialoghi per sottolineare che i personaggi non riescono a verbalizzare ciò che sta accadendo loro. Mi sono però concentrato su quello che i personaggi nascondono e non dicono più che su quello che viene mostrato e detto.

2. È l’alba del cinema LGBT in Europa centro-meridionale e Land of Storms è un passo avanti importante ed efficace. Qual è il maggiore problema dei diritti LGBT in Europa orientale, e come pensa andrebbero gestiti?
Adam Csaszi: I problemi più seri sono il silenzio e la mancanza di dialogo. I temi LGBTQ sono discussi raramente nelle nostre società, come se fossero argomenti dei quali non si può parlare. Il compito più importante del cinema LGBTQ nella nostra regione è ottenere visibilità e avviare un ampio dialogo sul tema. Quello che non si conosce si demonizza facilmente, e solo attraverso il potere di storie forti e personali i membri della comunità possono diventare familiari al pubblico più ampio.

3. Szabi e Aron hanno un’interessantissima comunicazione non verbale, simile a una coreografia. Ha sempre dovuto dire cosa fare agli attori o c’è stato spazio per l’improvvisazione?
Adam Csaszi: Ho scelto persone sincere delle quali fidarmi, e le loro capacità di recitazione erano per me secondarie e marginali. Tutti gli attori avevano esperienza teatrale e cinematografica ma volevo che la mettessero da parte. La domanda non era “come dovrei recitare questa scena” ma “chi sono io”. Ho fatto un programma di prove molto rigoroso, nel corso del quale improvvisavamo e preparavamo tutte le scene. Era tutto molto coreografato, ma ho sempre mantenuto i loro gesti più fisici e la loro presenza, la voce e l’intonazione naturali.

4. Come spera che il suo film sarà ricevuto in Ungheria? Pensa che il pubblico locale sia pronto per una storia d’amore omosessuale così sincera e senza compromessi?
Adam Csaszi: Voglio che la gente inizi a parlare di questo argomento, è incredibile che nel 2014 non ci siano gli stessi diritti perchè si è parte di una minoranza, mentre le persone vere con storie vere ispirano identificazione. Voglio che il pubblico conosca i miei personaggi, provi i loro sentimenti e li accetti.

5. Il progetto ha incontrato forme di intolleranza durante la produzione?
Adam Csaszi: Nessuna: non abbiamo detto alla gente del posto qual era il tema del film, sapevano solo che si trattava di un triangolo amoroso.
-tratto da Cineuropa-

Un'altra interessante intervista in inglese: https://www.youtube.com/watch?v=tzJRZYA8nzs
-Internationalen Filmfestspiele Berlin-

Infine il trailer del film: https://www.youtube.com/watch?v=1OTC7JWb_Sc
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