# Focus – A peine j’ouvre les yeux

Eccovi un'interessante recensione tratta da Cineuropa:
"Farah ha 18 anni, una montagna di ricci in testa e tanta voglia di libertà. Fa tardi la sera, beve birra, è ribelle, audace, esplosiva. Siamo nella Tunisi dell’estate 2010, pochi mesi prima dell’inizio della Primavera araba, ma non è della rivoluzione che si parla in Appena apro gli occhi - Canto per la libertà (A peine j'ouvre les yeux) di Leyla Bouzid. Il film dell’esordiente regista tunisina, in concorso alle Giornate degli Autori della 72ma Mostra di Venezia, è il racconto dei mesi che l’hanno immediatamente preceduta, attraverso il percorso di una giovane cantante che con coraggio e un po’ d’incoscienza sfida la censura del regime, portando la sua voce e le sue parole di denuncia nei bar, nei locali notturni frequentati dalla gioventù tunisina, per strada.
Sembra di entrarci davvero in quei locali, tanto le atmosfere, i gesti e i volti che li popolano sono reali. Nel film di Bouzid, la vita notturna di Tunisi è trascinante, si brinda, si canta, si balla, poi una corsa in metro e tutti a casa. Quando Farah (l’esordiente Baya Medhaffer) torna a casa sua, però, ad accoglierla sono i rimproveri di sua madre Hayet (la nota cantante tunisina Ghalia Benali). Farah canta in una rock band locale e la polizia ha cominciato a tenerla d’occhio. I testi delle sue canzoni parlano dei problemi del paese, di torpore e di sogni rubati. Sua madre, che da giovane era ribelle quanto lei, sa bene quali pericoli corre. Ma Farah va dritta per la sua strada: le tolgono il microfono e lei canta lo stesso, le annullano un concerto e ne improvvisa uno per strada, sua madre le proibisce di uscire di casa e lei, dopo averla chiusa a chiave nella sua stanza, esce ugualmente. Non si fa fatica a immaginare Farah, qualche mese più tardi, a manifestare in piazza contro il regime di Ben Ali. Ma il film a un certo punto prende un altro corso, e non sappiamo se la giovane ribelle dai capelli ricci riuscirà mai a ritirar fuori la sua voce.
Appena apro gli occhi - Canto per la libertà narra con potenza, espressiva e politica, la vita di tutti i giorni in un momento particolare per il paese. “Farah rappresenta la forza della gioventù tunisina e di tutti gli artisti arabi che devono combattere per esistere”, afferma Leyla Bouzid. “Il film tenta di approfondire quanto è stato raccontato con superficialità dai media. Partendo da una storia personale, ho cercato di dare un’idea del clima in cui ha avuto origine la rivoluzione”. Oggi Farah sarebbe libera di cantare? “C’è una maggiore coscienza dell’importanza della libertà di parola, oggi in Tunisia, ma ancora vengono arrestati blogger e rapper”, spiega la regista. “Può cantare ma potrebbe avere problemi”, conferma l’attrice protagonista, “è un braccio di ferro continuo, si cerca di spostare i limiti sempre più in là. Ma andrà sempre meglio, sono ottimista”.

E un'intervista alla regista:

https://www.youtube.com/watch?v=-FimlKNBJ5s
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